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7 cose che (forse) non sai sull’allattamento artificiale

1. Non è il tipo di latte che fa la brava mamma
Le mamme, si sa, sono bravissime a elaborare giganteschi sensi di colpa, spesso aiutate in questo da parenti, amiche, conoscenti, perfino operatori sanitari. Invece una volta per tutte diciamo basta alla colpevolizzazione delle mamme che non allattano al seno (come pure delle mamme che lo fanno… purtroppo nessuna è esente da critiche).

 

Non allattare al seno non significa non essere una brava mamma: come ricorda il pediatra Alberto Ferrando nel libro Come nutrire mio figlio, la maternità è qualcosa che impegna per la vita e va ben al di là del tipo di alimentazione offerto nei primi mesi del bambino.

 

2. Non dimenticare le buone regole igieniche per la sua preparazione

Il latte formulato in polvere (quello più utilizzato, anche perché meno costoso e per certi versi più pratico) è un prodotto tendenzialmente sicuro, ma non è sterile. Per questo deve essere preparato in modo accurato, sciogliendo la polvere in acqua che, dopo bollitura, sia arrivata a una temperatura di 70 °C.

 

Il latte così preparato va poi raffreddato sotto acqua corrente o mettendolo in un contenitore con acqua fredda e ghiaccio.

 

3. Anche il latte formulato si può dare a richiesta
Anche con il latte artificiale, e non solo con quello materno, bisognerebbe alimentare il bambino a richiesta, cioè quando ha fame e manifesta voglia di mangiare, senza farsi guidare dall’orologio.

 

“Eventualmente – scrivono i pediatri Alessandro Volta e Ciro Capuano, autori del libro L’allattamento spiegato ai papà – rispetto alle poppate al seno si può tenere un intervallo minimo di un paio d’ore tra un biberon e l’altro per rispettare i tempi di digestione del latte artificiale, più lunghi di quello materno”.

 

Quando il bambino desidera mangiare, lo manifesta con una serie di comportamenti che costituiscono i cosiddetti segnali di fame:

schiocca la lingua contro il palato;
fa il gesto della suzione;
gira la testa di qua e di là alla ricerca del seno, oppure “fa il picchio” con la testa;
si succhia le dita, la mano, il polso;
piange (quando è già disperato per la fame!)

4. Non importa quanto mangia, ma quanto cresce
Quando il bimbo poppa al seno non sappiamo esattamente quanti millilitri di latte introduca a ogni pasto, e lo stesso dovrebbe valere – dicono Volta e Capuano – anche per il latte artificiale.

 

“Bisogna rispettare il senso di fame del bambino e la diversità da bambino a bambino” aggiunge Ferrando. Salvo rare eccezioni, il piccolo mangerà quanto gli serve e si fermerà raggiunta la quantità di cibo necessaria. Tra l’altro, “è bene ricordare che le quantità di latte raccomandate sulle confezioni in base all’età e al peso sono dosi medie, che per alcuni bambini sono esagerate mentre per altre sono insufficienti”.

 

Poi, se durante uno dei controlli periodici il pediatra noterà qualche alterazione nel ritmo di crescita, si valuterà la situazione con più attenzione, individuazione soluzioni specifiche caso per caso.

 

5. Anche con il biberon il bebè può essere protagonista attivo

Quando poppa al seno il bambino deve fare una certa fatica, impegnando i muscoli in un certo modo per ottenere il risultato, cioè una suzione efficace. Lo stesso dovrebbe accadere anche con il biberon.

 

Ai genitori, quindi, spetta il compito di fare in modo che il bambino “lavori”, utlizzi cioè i muscoli deputati alla suzione esercitando un certo impegno. Come? Per esempio Volta e Capuano suggeriscono di stringere maggiormente la ghiera della tettarella, in modo che il latte scenda più lentamente. Questo per evitare un’assunzione passiva e favorire una modalità di alimentazione più simile a quella al seno.

 

6. Sempre in braccio, per promuovere il bonding
Si dice sempre che l’allattamento al seno non è solo nutrimento, ma anche relazione. Ebbene, lo stesso vale per quello artificiale, se si fa in modo di trasformare il momento della poppata al biberon in un momento di vicinanza e accudimento, cioè in una significativa esperienza di crescita.

 

Per questo, Volta e Capuano suggeriscono per esempio di dare il biberon tenendo sempre il bambino in braccio e guardandolo negli occhi “per fornirgli anche il nutrimento che viene dal nostro sguardo, dall’odore, dall’espressione, dalla voce”. E se la mamma non è impedita, “questa esperienza così profonda per entrambi non andrebbe delegata a nessuno a eccezione del papà che rappresenta l’altra figura di riferimento per il bambino“.

 

Secondo i pediatri, inoltre, il minore contatto fisico tra mamma e bambino previsto in caso di alimentazione con latte artificiale dovrebbe essere compensato attraverso altre modalità, come momenti quotidiani di massaggio o di contatto pelle a pelle. “E anche l’uso della fascia permette di recuperare vicinanza e rassicurazione”.

 

7. Metti in conto circa 1000 euro di spese per il primo anno

Certo ci sono notevoli oscillazioni di costo tra marche diverse, ma secondo Ferrando il latte che serve al bambino per il suo primo anno di vita costa in media circa 1000 euro in tutto.

 

A proposito: è vero che le formule non sono tutte uguali, ma al momento non ci sono prove scientifiche che evidenziano benefici o svantaggi di un latte rispetto ad un altro. In caso di dubbio si può chiedere consiglio al proprio pediatra, soprattutto se ci sono in ballo situazioni come rigurgiti frequenti, reflusso gastro-esofageo, allergia alle proteine del latte.

 

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