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App per la fertilità finanziata da milionario cattolico USA: uno scandalo che non c’è

La notizia che dietro questa App ci siano i soldi e le intenzioni, entrambi corposi, di un gruppo anti-choiche o antiabortista si legge persino nelle recensioni in Play store.

Il software si chiama FEMM, Health period and Ovulation Tracker. E la testata che ha denunciato questo scandalo è The Guardian. E’ la medesima fonte alla quale si rifà l’utente che assegna a FEMM una sola stellina e che recita:

Anti-abortist a The Guardian recentely published an article about how this app is made by abtu-choice company. For a valid alternative, download Planned Parenthood app! 

App anti-abortista il Guardian ha pubblicato recentemente un articolo a riguardo di questa app, realizzata da una compagnia anti choice. Per una valida alternativa scarica la app Planned Parenthood!

Se ne trovano molte altre dello stesso tenore. Contestano l’attacco ai metodi contraccettivi ormonali e la non scientificità dei consigli che vengono dispensati.

 

Play storeRecensione negativa a FEMM Health Period and Ovulation Tracker

La maggior parte degli utenti che hanno lasciato un commento sull’uso dell’applicazione è decisamente positiva, le recensioni ad oggi sono 1.277 e la media è di 4,3.

App per il ciclo femminile: caratteristiche e obiettivi

Ma che dati ci consente di gestire, una App come FEMM simile ad altre disponibili? E a quale scopo?

E’ uno strumento utile a tenere traccia di dati riguardanti l‘intero ciclo mestruale (e non solo la fase emorragica che impropriamente spesso chiamiamo “ciclo”) per individuare i nostri ritmi, il momento dell’ovulazione e relativi giorni fertili. Lo sguardo d’insieme o nel dettaglio di queste preziose informazioni consente alla donna che li ha immessi di “leggerli” e di prendere decisioni più consapevoli sia che lei e il partner desiderino concepire un figlio, sia che intendano invece evitare gravidanze per un periodo più o meno lungo. Un altro obiettivo, dichiarato nella stessa presentazione dell’App e comune ai tanti software simili scaricabili, è il monitoraggio della propria salute dal punto di vista ginecologico ma anche generale. Lo stato di benessere o per contro quello di stress o anche la presenza di una patologia silente, incidono sul ciclo e sui suoi fattori: temperatura basale, qualità del muco cervicale, endometrio etc. Per questo l’attenta e costante osservazione dei parametri legati al ciclo mestruale sono un eccellente punto di osservazione per la propria salute.

Oltre al fenomeno che permette di monitorare e alle decisioni che in base a queste osservazioni possiamo prendere, la App si rende accattivante per la facilità d’uso e per la possibilità di “delega” (vantaggio e pericolo di tutta la tecnologia, a ben guardare): per dirla semplice, l’utente sarà aiutata a non dimenticare di inserire i dati da notifiche sonore, luminose, vibranti, de gustibus. C’è un’altra cosa che le donne troveranno in questa, e in altre omologhe, molto gradita: esiste il campo “stato emotivo“. Alla App interessa davvero sapere come stai, come ti senti e cosa provi. Quali sono le sensazioni minime, quasi inafferrabili che ti attraversano a velocità altissima mente e corpo e che solitamente solo l’amica del cuore è in grado di cogliere e addirittura valorizzare con tanti “anche a me succede!” solidali.

C’è un punto dell’elenco delle caratteristiche che lì per lì fa pensare ad un significativo rischio privacy: i grafici del vostro ciclo, contenente dati sensibili per antonomasia, possono essere condivisi: con medici, amici, famiglia. Per mezzo di questa applicazione, è possibile avere accesso a uno staff di medici o a centri di salute FEMM e ad un esperto, un insegnante che ci può addestrare ad interpretare i grafici e a comprendere più a fondo l’interazione degli ormoni con la nostra salute riproduttiva e generale.

Il pericolo vero dei prodotti femtech

Eppure il pericolo più grave dei tanti prodotti cosiddetti femtech sta nella cessione di dati sensibili alle aziende e alle assicurazioni, all’insaputa e pare a danno delle stesse donne che le utilizzano. Ne ha parlato pochi giorni fa il Washington Post, lo riporta D di Repubblica:

L’autorevole quotidiano americano ha definito il fenomeno una forma di “sorveglianza mestruale” e a finire sotto accusa sono state le applicazioni dell’americana Ovia Health, responsabile di condividere i dati inseriti dalle utilizzatrici “con datori di lavoro e assicurazioni sanitarie che, sfruttando il sistema del welfare aziendale, vengono spinti in maniera sempre più invadente a raccogliere maggiori informazioni sulla vita dei loro dipendenti”. Tra queste informazioni ci sarebbero appunto dati sulla fertilità, l’ovulazione, il ciclo mestruale, lo stato della gravidanza e le stime dei tempi di congedo di maternità delle lavoratrici. Un bottino di informazioni, anonime, che permettono a un datore di lavoro di capire quante dipendenti desiderano un figlio, quante stanno tentando di averlo, quante hanno una gravidanza a rischio, quante sono in menopausa.  (D di Repubblica)

L’invadenza nella sfera personale, intima individuale e di massa è impressionante. Non siamo nascoste dalla stessa mole di dati ma semmai tutte ugualmente spiate nel dettaglio. Un mix non inedito, che ripete ed espande con modi cortesi e la complicità dei soggetti spiati cose già viste (nei regimi totalitari). Ora i “delatori” si scaricano comodamente a casa propria in pochi touch e restano sempre con noi.

L’apprezzamento per le app femminili è sempre più vasto

Il successo delle applicazioni legate al mondo femminile è notevole e ci dispiace per le punte più avanzate dell’indifferenziazione sessuale, ma pare che per gli sviluppatori le questioni biologiche siano ancora discriminanti: per poterle usare occorre essere dotate di device specifiche: utero, ovaie, seno. Leggiamo sempre su D:

Un boom che la stessa Ovia ha celebrato lo scorso dicembre 2018 festeggiando “11 milioni di donne e famiglie che hanno preso importanti decisioni sulla vita e sulla salute” grazie alle loro app. Secondo le testimonianze raccolte dal Washington Post alcune aziende americane spingerebbero le lavoratrici all’utilizzo dei prodotti Ovia fornendo buoni per un dollaro al giorno, altre avrebbero inserito i prodotti Ovia tra quelli disponibili nel walfare aziendale.

“La preoccupazione degli esperti” si legge nell’articolo firmato da Drew Harwell, “è che le imprese possano utilizzare i dati per aumentare i costi o per ridurre i benefici della copertura sanitaria. E sebbene i dati siano anonimi, gli esperti temono che le aziende possano facilmente identificare le donne in base alle informazioni confidenziali, soprattutto in quei luoghi di lavoro in cui sono poche le gravidanze in contemporanea”.(Ibidem)

Come al solito il problema è che la maternità è troppo lunga, ci toglie dal mercato del lavoro, ci rende un peso.

L’App FEMM è troppo anti-choice ed è finanziata da sponsor decisamente troppo cattolici

FEMM è stata rilasciata negli store online nel 2015 e da allora ha avuto 400 mila download. Una discreta massa critica, anche se non ancora a livello della già citata Ovia. Perché questa più di altre allora si è guadagnata l’attenzione e anche il fastidio dei media? La testata che se ne è occupata per tutti è The Guardian e per il pubblico italiano se n’è fatta carico la solita Repubblica alla quale si può se non addirittura si deve contestare il titolo, tanto per cominciare:

Secondo un’indagine del Guardian Femm App, che monitora il ciclo mestruale per avere o evitare una gravidanza, è finanziata da privati che si oppongono ad aborto e controllo delle nascite. La replica: “Siamo un’organizzazione impegnata a espandere la ricerca e la conoscenza sulla salute riproduttiva delle donne nel mondo:

L’app per la fertilità? Dietro c’è un gruppo antiabortista.

Essendo un’app per la fertilità e non per la sterilizzazione non dovrebbe dare così fastidio che qualcuno si auguri venga utilizzata per ottimizzare le possibilità di un concepimento. Ma il concepimento, si sa, è una delle cose diventate più inconcepibili per gli addetti al pensiero unico in servizio attivo h24. Vediamo cosa contestano a FEMM e “a chi c’è dietro”. E forse, più di tutto, a chi c’è dietro a chi c’è dietro, cioè il Cristo e la sua banda di ostinati creduloni.

Il principale finanziatore del progetto infatti è tal Sean Fieler, Presidente della Fondazione Chiaroscuro. L’articolo prosegue con i soliti modi: sbeffeggiando la fede e i fantomatici “metodi naturali”. Non sono roba affidabile, secondo chi scrive. E la malafede dei cattoliconi che sono dietro al progetto della App la si può desumere facilmente dai dubbi che insinuano su metodi anticoncezionali che invece non sono in discussione e la cosa dovrebbe essere chiara a tutti.

(…) sembrano sospetti i dubbi che la app solleva sull’uso della pillola e di altri metodi concezionali basati sul controllo degli ormoni. Secondo Femm il miglior modo per concepire o per evitare una gravidanza è “conoscere il primo ciclo”.

La conclusione appena riportata è preceduta da una serie di non argomenti che però sono presentati come al solito come auto evidenti, corde che basta sfiorare perché vibrino a lungo e forte. Chiesa, resistenza all’aborto, difesa acritica del feto. Che si può leggere anche come oscurantismo, limitazione della libertà della donna, mancanza di fondamenti scientifici.

La Femm Foundation, proprietaria della app, riceve la maggioranza dei suoi fondi da donatori privati. Tra questi c’è anche la Chiaroscuro Foundation (che ha elargito quasi 2 milioni di dollari), una charity presieduta da Sean Fieler, milionario cattolico, americano, proprietario di un hedge fund. Fieler da tempo sostiene il vice presidente Usa, Mike Pence, che si oppone al controllo delle nascite e all’aborto. Non solo. Il Guardian ha anche scoperto che due dei consulenti medici dell’azienda non hanno la licenza per praticare la professione negli Stati Uniti e sono legati alla chiesa cattolica del Cile, Paese in cui l’accesso all’aborto è ancora molto ristretto. (Ibidem)

Ci stanno di fatto ricordando quali siano gli indicatori per fare discernimento degli spiriti, i buoni di qua i cattivi di là. I buoni difendono l’aborto, l’emancipazione della donna (che prevede uteri il più possibile vuoti, svuotabili a piacimento o utilizzabili per fornitura di servizi specifici: la pratica dell’utero in affitto o “surrogata sociale” come amano dire adesso è infatti la fornitura di un processo-servizio che si conclude solo “a bambino in braccio”-altrui).  Va da sé che dove si vedono in giro abiti talari, università cattoliche (qua non lo dicono, ma sembra che siano considerate alla stregue dell’UPE – Università Polli Espressi della Sit-com Buona fortuna Charlie), prossimità a Trump e suoi collaboratori e una dichiarata simpatia per la gravidanza e il suo frutto più tipico, il neonato, siamo in presenza dei cattivi. Girare al largo.

Cioè, ricapitolando, nell’era in cui anche il cibo per i cani deve essere rigorosamente bio e possibilmente a chilometro zero; la stessa epoca in cui i gattini devono essere lasciati con mamma gatta per almeno sei settimane, l’epoca in cui lo stile di vita sano è tutto al punto che ne va dello stesso nostro pianeta, la fertilità della donna va gestita chimicamente, meccanicamente e possibilmente costretta in finestre temporali che assomigliano sempre più a feritorie e ancor più preferibilmente gestita da terzi: azienda, committenti, altri.

La colpa imperdonabile di FEMM allora è questa: sta dicendo alle donne di osservarsi, riconoscere i segni di fertilità e di agire liberamente di conseguenza. Decisamente poco pro choice, non vi pare?

 

 

 

 

 

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