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Caritas a Bastia di Rovolon. Catechisti e operatori Caritas fanno

La pastorale di domani – che trae nutrimento dalle buone pratiche dell’oggi – sempre più chiederà a chi svolge un servizio di alzare gli occhi dal suo orticello e guardare alla complessità della campagna più vasta.

A Bastia di Rovolon, tra marzo e aprile, si è svolto in tre serate un corso di formazione integrata per i catechisti e gli operatori Caritas del neonato vicariato dei Colli. Nel titolo c’è già tutto: “Educare alla Carità”. Lo scopo, per Lucia Turetta, catechista accompagnatrice dei percorsi di iniziazione cristiana per i genitori, era di «capire che cosa sia davvero la carità, per poi pensare e progettare dei cammini su come educare i ragazzi dei percorsi che seguiamo a mettersi in gioco in prima persona per vivere esperienze di carità». 
«Il corso è stato molto bello – aggiunge Turetta – perché si è basato sulla dimensione esperienziale: ci siamo divisi in piccoli gruppi, ci siamo confrontati tra di noi, ognuno ha portato la sua esperienza in parrocchia che ha arricchito le altre persone del gruppo. Abbiamo riflettuto sulle domande che ci sono state poste e con quelle abbiamo cominciato a mettere in cantiere delle idee».

Se l’operatore Caritas non è più solo un distributore di borse della spesa e vestiti e un catechista non è più solo un “docente di dottrina”, è più facile guardare alla globalità del processo di trasmissione della fede, che si basa soprattutto sull’esempio: «Sono andata al corso con un’idea di carità e ne sono uscita con un’altra – confessa Lucia Turetta – dato che la carità non è soltanto i cinque euro per il panino, ma l’ascolto, l’andare verso l’altro, l’aiutare anche solo con un sorriso un anziano o una persona sola. Posso dire che anch’io sono stata educata alla carità in queste serate».

Al corso era presente anche Sara Babolin, educatrice della parrocchia di Bresseo-Treponti, che non è nuova a questa logica che rompe i confini e reinventa le sinergie. «Da noi gli educatori già collaborano con il gruppo Caritas, per un progetto di fraternità che richiede il lavoro di tutti, catechisti compresi. Questo corso ci ha dato dei consigli per il lavoro dei prossimi anni». Anche Sara Babolin condivide l’approccio del corso, basato non tanto sulle lezioni frontali quanto sull’aiutare i partecipanti ad arrivare da soli alle risposte con il ragionamento e il confronto: «Il clima che si è creato è proprio quello che ci servirà nelle parrocchie per mettere in pratica queste idee».

L’altro quesito che ci si è posti è semplice e categorico: i giovani sono ancora portati naturalmente alla carità? Le risposte sono incoraggianti: «Da ciò che è emerso – conclude Sara – la bontà e l’aiuto al prossimo sono insiti anche nei più piccoli, dai quali escono in modo spontaneo. Ed è proprio per questo che vanno coltivati nei piccoli e nei giovani delle nostre parrocchie, perché persistano e rimangano anche nell’età adulta».

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