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Contro la povertà educativa: l’importanza della “cura” per i bambini piccoli

“Se cambiamo l’inizio della storia, cambiamo tutta la storia”. Ma anche: “Ci vuole un intero villaggio per crescere un bambino”. Potremmo riassumere così, con queste due semplici frasi, il senso profondo di un documento sulle cure per lo sviluppo infantile precoce rilasciato il maggio scorso dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in collaborazione con Unicef e la Banca mondiale, la cui versione italiana è stata presentata oggi, 23 ottobre, alla Camera dei deputati.

 

Se cambiamo l’inizio della storia, cambiamo tutta la storia

Punto di partenza del documento è la consapevolezza di quanto siano importanti la gravidanza e i primi tre anni di vita di un bambino per il suo sviluppo futuro: per la sua salute, il suo benessere emotivo e sociale, la sua realizzazione, ma anche la produttività professionale quando diventerà adulto, con ricadute che a quel punto riguarderanno tutta la società.

Per dirla con un altro proverbio, “chi ben comincia è a metà dell’opera”, e sono ormai sempre più forti le prove scientifiche a dimostrazione di quanto conti il tipo di cura di un neonato nel fornirgli basi adeguate per stare al mondo nel migliore dei modi possibili.

 

Per esempio, sappiamo che una nutrizione adeguata del bambino – ma anche della mamma durante la gravidanza e addirittura prima, della coppia durante il periodo che precede il concepimento – è molto importante per consentire uno sviluppo psicofisico in grado di esprimere appieno le proprie potenzialità. Allo stesso modo è stato dimostrato che le competenze promosse attraverso una relazione sicura e affettuosa con i genitori e gli altri adulti che si prendono cura del bambino lo aiutano a sviluppare maggiore autocontrollo, fiducia in sé ed empatia.

 

Le componenti di una cura adeguata

Il documento, alla cui stesura ha partecipato anche il pediatra italiano Giorgio Tamburlini, presidente del Centro per la salute del bambino di Trieste, parla espressamente di nurturing care, la cura da dedicare ai bambini in particolare durante la prima infanzia, sottolineando che si compone di cinque elementi fondamentali:

 

1. Buono stato di salute dei piccoli, che si ottiene quando chi se ne prende cura

presta attenzione alle loro condizioni fisiche ed emotive;
risponde in modo affettuoso e appropriato ai loro bisogni quotidiani;
li protegge dai pericoli dell’ambiente domestico e di quello esterno;
segue pratiche igieniche che riducono il rischio di infezioni;
si preoccupa di fornire loro le cure appropriate in caso di malattia, attraverso il contatto con i servizi sanitari.

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2. Alimentazione adeguata
Il documento ricorda l’importanza dell’allattamento al seno – esclusivo fino ai sei mesi e complementare dopo lo svezzamento – per la prosperità del bambino.

 

Inoltre, ricorda che dall’età di sei mesi i bambini hanno bisogno di un’alimentazione complementare sufficientemente frequente e diversificata, contenente tutti i micronutrienti necessari per la rapida crescita del corpo e del cervello, eventualmente da fornire sotto forma di integratori, se necessario.

 

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3. Genitoritalità responsiva, cioè un atteggiamento che comporta osservazione e risposta adeguata ai movimenti, ai suoni, ai gesti e, più avanti, alle richieste verbali del bambino.

Un atteggiamento, cioè, che non ignora o trascura il bambino, non lo lascia solo quando esprime un bisogno, per esempio attraverso il pianto, ma lo accoglie, lo coccola, ne segue lo sguardo, ne ricerca il contatto visivo, gli parla, magari durante i momenti della cura quotidiana come l’alimentazione, il bagnetto, l’addormentamento. Cose che tutti possono fare, anche i genitori più impegnati.

 

4. Opportunità di apprendimento precoce
È un aspetto che va di pari passo con la genitorialità responsiva, proprio perché l’esercizio di quest’ultima favorisce non solo l’attaccamento sicuro del bambino, ma anche la sua capacità di apprendere. Una capacità che può poi essere ulteriormente potenziata attraverso l’esposizione a un ambiente ricco di interazioni sociali e di stimoli, come la lettura o l’ascolto della musica.

 

5. Protezione e sicurezza
I bambini piccoli sono molto vulnerabili rispetto a pericoli imprevedibili, al dolore fisico, allo stresso emotivo, ma anche a rischi ambientali come l’esposizione a sostanze tossiche. Hanno il diritto di crescere in un ambiente protetto e sicuro, dal punto di vita familiare e sociale.

 

Le cure adeguate per i piccolissimi
Come prendersi cura di un neonato in un’ottica di promozione della sua potenzialità di sviluppo? II documento Oms ricorda che la nurturing care inizia prima della nascita, quando mamma e papà parlano e cantano al loro bimbo ancora nel pancione.

Nei primi momenti dopo la nascita, l’attaccamento precoco è facilitato dal contatto pelle a pelle, dalla possibilità di un avvio immediato dell’allattamento al seno, dalla disponibilità di un sostegno concreto per le fatiche della mamma.

Più avanti, la nurturing care prevede, oltre alle attenzioni per la salute e l’alimentazione del piccolo, la promozione di interazioni precoci tra lui e chi se ne prende cura. Interazioni che passano attraverso sorrisi, coccole, paroline in “mammese”, racconti, lettura di libri, ascolto di musica insieme, piccoli giochi.

Tutto questo aiuta lo sviluppo delle connessioni tra le cellule del cervello, il che a sua volta potenzia le capacità di apprendimento. Le ricadute saranno positive non solo per il bambino piccolo, ma anche per l’adolescente e l’adulto che sarà.

 

Ci vuole un intero villaggio per crescere un bambino

Partire bene, dunque, è fondamentale. Ma a chi spetta mettere il bambino nelle condizioni migliori possibili per una crescita e uno sviluppo ottimali? Ai genitori, certo, ma non solo a loro, perché per poter fare davvero del loro meglio i genitori hanno bisogno di un contesto adeguato, di informazioni e servizi, come pure di un certo grado di sicurezza sociale ed economica. Crescere un bambino è già un’impresa difficile, farlo in contesti degradati, violenti, privi di opportunità e stimoli è una sfida davvero ardua.

 

Proprio per questo il documento Oms/Unicef non si rivolge direttamente ai genitori, ma a governi (nazionali o locali), società civile, settore privato, media, perché mettano davvero al centro delle loro agende, dei loro interessi, dei loro piani di sviluppo, l’attenzione per i bambini piccoli e le loro famiglie. Perché si impegnino concretamente a combattere la povertà educativa e i fattori che la promuovono, dalla povertà economica alla discriminazione razziale all’esclusione sociale (per esempio in caso di bambini con disabilità o disturbi dello sviluppo, proprio quelli che più beneficerebbero di cure attente e profonde). 

 

In questo senso non basta una famiglia ma ci vuole un villaggio – una comunità – per crescere un bambino affinché diventi un adulto sano, sereno, equilibrato. E anche produttivo, e dunque capace di generare ricchezza per sé stesso e per il proprio paese, sfuggendo al circolo vizioso della povertà.

 

I villaggi per crescere del Centro per la salute del bambino

Non è un caso, dunque, che proprio “Un villaggio per crescere” si chiami l’ultima iniziativa sviluppata dal Centro per la salute del bambino di Trieste: una serie di spazi educativi per bambini 0-6 anni, promossi in vari contesti disagiati in collaborazione con associazioni ed enti locali. Spazi gratuiti in cui, alcune volte alla settimana, i piccini con le loro famiglie possono ritrovarsi per stare insieme, leggere, ascoltare musica, giocare, esercitarsi con il massaggio infantile, magari coltivare un piccolo orto, con l’aiuto di educatori specializzati.

 

I villaggi per crescere sono oggi presenti a Policoro (Matera), Cosenza, Napoli, San Cipriano d’Aversa, Cervinara, Genova (in val Polcevera, la valle devastata dal tragico crollo del ponte Morandi, lo scorso agosto), Torino, Siracusa, Foligno.

 

 

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