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Corretta alimentazione nella prima infanzia: tutte le risposte del Ministero della Salute

Quando si tratta di svezzamento sono sempre tanti i dubbi e le incertezze dei genitori. Il Ministero della Salute ha risposto con un documento ufficiale in forma di Faq (domande frequenti), pubblicato lo scorso mese di luglio. Ecco le questioni affrontate.

 

1. Cos’è lo svezzamento?
Lo svezzamento – o divezzamento, come si preferisce dire oggi – è il passaggio da un’alimentazione esclusivamente lattea a una semisolida o solida, con progressiva introduzione di alimenti diversi dal latte (alimenti complementari). Questo passaggio dovrebbe avvenire quando il latte, da solo, non soddisfa più le richieste nutrizionali del bambino, soprattutto per quanto riguarda l’apporto di energia, proteine, ferro, zinco e vitamine.

 

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Non c’è un momento preciso in cui tutti devono iniziare il divezzamento: dipende da vari fattori, tra i quali lo sviluppo neurofisiologico, la crescita, eventuali esigenze nutrizionali particolari, il contesto culturale. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l’allattamento al seno esclusivo per i primi sei mesi di vita. In casi particolari, varie autorità e società scientifiche invitano a non avviare lo svezzamento prima delle 17 settimane (quattro mesi compiuti).

 

Per quanto riguarda il ferro, per i bambini a rischio di carenza, per esempio i prematuri, è meglio il ricorso a integratori specifici anziché uno svezzamento troppo precoce.

 

2. È importante allattare al seno durante lo svezzamento?
Secondo il Ministero della salute la risposta è sì, e bisognerebbe incoraggiare e sostenere le mamme a continuare ad allattare anche durante il divezzamento e comunque fino a quando lo desiderano, anche dopo il primo anno di vita del bambino.

 

Il motivo: il latte materno garantisce una nutrizione ideale, una crescita sana e uno sviluppo ottimale. Inoltre, offre numerosi benefici sia al bambino –  per esempio protezione dalle infezioni gastrointestinali e respiratorie e da alcuni tumori pediatrici e riduzione del rischio futuro di obesità e diabete di tipo 2 – sia alle mamme, come riduzione del rischio di cancro al seno e all’ovaio e del diabete di tipo 2.

 

3. Come introdurre gli alimenti durante lo svezzamento?
Non ci sono modalità e menù predefiniti per iniziare il divezzamento, anche perché non è più considerato valido il criterio di ritardare l’introduzione di cibi potenzialmente ritenuti in grado di provocare allergie. Detto questo, al bambino possono essere proposti vari alimenti, ovviamente nell’ambito di un’alimentazione sana e corretta e con porzioni adeguate all’età.

 

È importante che il bambino mangi seduto con la schiena dritta (preferibilmente nel seggiolone) per evitare il rischio di soffocamento e per permettergli di partecipare attivamente al pasto. Il cibo può essere offerto con il cucchiaino, senza forzare il piccolo e consentendogli di toccarlo e di mangiare con le mani.

 

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Se non gradisce qualcosa non si deve insistere, ma riproporre il cibo in questione nei giorni successivi, eventualmente preparandolo in modo diverso.

 

Oltre al latte – mai vaccino nel primo anno perché troppo proteico e può causare carenze di ferro –  durante lo svezzamento il bambino deve bere anche acqua. Ma attenzione: no a bevande con zuccheri aggiunti, il cui consumo predispone allo sviluppo di carie e obesità.

 

4. I bambini a rischio di allergie/intolleranze seguono uno svezzamento particolare?
No: i più recenti e autorevoli studi non confermano affatto la tesi secondo cui i bambini a rischio di sviluppare celiachia o allergie alimentari dovrebbero seguire uno schema di divezzamento diverso, con introduzione tardiva degli alimenti a rischio.

 

5. Che cosa può mangiare il bambino dopo l’anno di vita?
Dopo l’anno praticamente può mangiare tutti i cibi che mangiano gli altri componenti della famiglia, ma con alcuni accorgimenti, e cioè dovrebbero essere offerti in forma e consistenza facili da masticare e deglutire e preparati senza sale e zucchero.

 

Inoltre, bisogna considerare che anche dopo i 12 mesi un bambino non è un piccolo adulto e ha esigenze nutrizionali specifiche. In particolare, tra 1 e 3 anni il suo apporto energetico quotidiano dovrebbe arrivare per il 50% dai carboidrati (ma niente alimenti e bevande con zuccheri aggiunti sotto i due anni), per il 40% dai grassi e solo per il 10% dalle proteine.

 

Due o tre porzioni di pesce grasso alla settimana (trota, salmone, pesce azzurro) consentono di raggiungere i livelli raccomandati di acidi grassi buoni.

 

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6. Qual è la normativa sugli alimenti destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia?

I prodotti alimentari destinati in modo specifico a lattanti o a bambini nella prima infanzia, cioè fino a 3 anni, seguono disposizioni molto dettagliate sui requisiti di composizione, a tutela dell’adeguatezza nutrizionale e della sicurezza alimentare.

 

Per i lattanti, gli unici prodotti che dovrebbero essere utilizzati come sostituto del latte materno, se questo non fosse disponibile, sono le cosiddette formule per lattanti: ne esistono anche alcune a base vegetale, per chi segue un’alimentazione vegetariana o vegana.

 

I prodotti espressamente destinanti ai bambini nella prima infanzia sono le formule di proseguimento (da sei mesi a un anno) e i latti di crescita, che possono essere utilizzati dopo l’anno, gli alimenti a base di cereali farine lattee, pastine e biscotti e i cosiddetti baby food con carne, pesce, formaggio, frutta e verdura (omogeneizzati).

 

Guarda anche il video: lo svezzamento del bambino, le regole generali

 

 

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