Home / Gravidanza / Cup, nessuna priorità per donne in gravidanza: 36enne incinta ignorata per un’ora

Cup, nessuna priorità per donne in gravidanza: 36enne incinta ignorata per un’ora

Ha preso il bigliettino e si è messa in fila, come tutti, aspettando il proprio turno. Solo dopo si è accorta che, per prenotare esami di sangue e urine al Cup dell’ospedale di Livorno, le donne in gravidanza come lei avevano accesso a una corsia preferenziale. A quel punto è tornata al totem, regalando il proprio numero a un altro utente arrivato dopo lei e prendendo quello specifico per donne in stato interessante. Peccato, però, che il servizio prioritario erogato dall’Asl non funzionasse e che nessuno avesse pensato di segnalare il problema almeno con un cartello. Dopo avere atteso oltre un’ora abbandonata a se stessa e viste decine di persone passarle avanti, la donna si è infine rivolta agli sportelli lamentando la situazione.

Da lì è iniziato il rimpallo di responsabilità tra i vari uffici competenti e soltanto il buon senso di un’unica operatrice ha messo fine al calvario della gestante, consentendole di prenotare gli esami senza dover aspettare ulteriormente la risoluzione di un banale “problema informatico” che aveva cerato disagi proprio alle persone maggiormente bisognose.

A raccontare l’increscioso episodio di sabato 13 aprile è Lola Molinari, 36enne livornese d’adozione che, in una lunga lettera di protesta indirizzata all’Urp (Ufficio relazioni con il pubblico), intende denunciare la mala gestione degli accessi agli sportelli di prenotazione esami e, al tempo stesso, informare tante future mamme come lei del disservizio sanitario. 

La lettera di protesta: “Ignorata dal personale e rimbalzata tra gli uffici”

Nella mattinata di sabato scorso 13 aprile, mi sono recata al Cup di viale Alfieri per prenotare prelievi ed analisi previsti dal libretto di gravidanza. Entrando nell’atrio del Cup, dal totem che dispensa i numeri per l’attesa degli sportelli, ho preso il biglietto per l’attesa ‘normale’ che mi assegnava il numero 77 S. Subito dopo, rendendomi conto che il totem dava la possibilità alle donne in gravidanza di usufruire di una corsia preferenziale, ho preso un nuovo numero di ‘attesa con priorità’ (il n.004 SP). Ho invece consegnato il numero 77 S alla persona entrata dopo di me, che accedeva al Cup senza priorità.

Oltre un’ora in sala d’attesa

Sono stata in sala d’attesa per un’ora, vedendo scorrere tutti i numeri senza essere chiamata. Quando è arrivato il turno del numero 77 S, mi sono avvicinata allo sportello D per spiegare all’operatrice che io – che avrei dovuto godere di una corsia preferenziale – ero arrivata addirittura prima della signora che lo sportello si apprestava a servire. Senza nemmeno guardarmi, l’operatrice ha detto che il sistema mi avrebbe chiamata a tempo debito. Ho allora fatto presente che, forse, qualcosa nel sistema non andava perché, ribadivo, io con la precedenza sarei stata chiamata in coda alle persone che erano arrivate dopo di me.

Il rimpallo tra gli uffici competenti

A quel punto l’operatrice mi ha detto di rivolgermi al Punto informazioni, perché il Cup non ci poteva fare nulla. Interpellato, il personale del Punto informazioni mi ha esplicitamente detto che si sapeva da tempo che il sistema aveva problemi e non prendeva inconsiderazione le priorità. Basita, ho chiesto allora come mai non lo segnalassero con un cartello. Risposta: ‘non si possono mettere cartelli’ e ‘vada a fare reclamo all’Urp’. Da qui è partito un rimpallo tra cooperativa Cup e Punto informazioni, con il refrain comune del “‘oi non ci possiamo fare nulla’. E nessuno, ma davvero nessuno, ha pensato di risolvere il problema informatico con un po’ di buon senso: sono stata in piedi davanti agli sportelli del Cup per più di venti minuti e nessuna tra le operatrici ha voluto servirmi, pur essendo chiara l’assurdità della situazione.

“Mancanza di professionalità e cortesia”

In particolare, devo mio malgrado denunciare la totale mancanza di professionalità e cortesia delle operatrici Cup che, con aria supponente e tono scortese, quando veniva chiamato il numero 97 senza priorità (20 numeri dopo quello corrispondente al mio arrivo) ancora mi dicevano che non era il mio turno e avrei dovuto aspettare. Ma aspettare cosa? Ho chiesto chi fosse il responsabile sia della cooperativa del Cup che del Punto informazioni dell’ospedale, ma mi è stato risposto che il sabato i responsabili non ci sono. Alla fine, dopo aver stazionato più di mezz’ora in piedi davanti agli sportelli, chiedendo con insistenza e addirittura per pietà di essere servita, c’è stato il guizzo di umanità di un’operatrice che mi ha servita senza che ancora fosse uscito il fantomatico numero con priorità 004SP. E chissà se sarebbe mai uscito!

L’esigenza di scrivere una lettera: pretendere soluzioni e informare i cittadini

Chiedo, dunque, all’ufficio relazioni con il pubblico dell’ospedale di voler cortesemente riscontrare questa mia indicando le soluzioni che verranno prese nell’immediatezza per evitare che altre gestanti si trovino nella mia condizione. A tal fine, indirizzo la presente non solo all’ufficio relazioni con il pubblico dell’ospedale, ma anche ad alcuni giornali locali perché, se i cartelli non sono ammessi in Ospedale, è pur tuttavia indispensabile che l’utenza sappia che nei fatti presso il Cup non esiste alcuna corsia preferenziale per le donne in gravidanza dal momento che il sistema informatico non funziona e che se si prende il numero dedicato alle priorità non si verrà mai chiamati allo sportello.

Le criticità al Cup: prenotazioni impossibili per le donne in gravidanza

Una situazione, da risolvere il prima possibile, riassunta infine per tappe nella lettera di reclamo della donna incinta:

– i responsabili e i dipendenti sono pienamente informati che il sistema di chiamata con priorità dedicato alle donne in gravidanza non funziona da tempo;
– nessun avviso è dato all’utenza, in questo caso rappresentata da categoria particolarmente fragile e che si trova, per qualche mese, a dover frequentare assiduamente l’ambiente ospedaliero ed il Cup;
– la soluzione di buon senso che per prima viene alla mente, cioè l’avviso a mezzo cartello sul distributore dei biglietti, apparentemente non è percorribile perché, come mi è stato detto, non si possono mettere cartelli;
– evidentemente né il personale dell’ufficio informazioni dell’ospedale né il personale della cooperativa che gestisce il CUP hanno ricevuto istruzioni e disposizioni per ovviare al noto problema informatico;
– a questa mancanza non suppliscono nemmeno la professionalità e la cortesia, totalmente assenti, del personale CUP;
– l’unica soluzione è l’iniziativa privata della gestante che deve pregare o imporsi per essere servita. Una situazione spiacevole, spossante, sicuramente inadatta per una donna in dolce attesa.

Guarda Anche

B-Pioneers, l hackathon per migliorare la vita delle persone con Sma

L’evento, organizzato da Wired e Biogen, avrà luogo l’8 e 9 novembre 2019 a Milano: …