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Curiosità storiche: settant’anni fa un famoso giornalista in visita a Sulmona

Sulmona, 10 febbraio –Erano gli anni cinquanta. Un famoso giornalista, Guido Piovene, su incarico della Rai,   viaggia per oltre tre anni lungo l’Italia. Parte dal nord  e prosegue  per tutta la Penisola. Un‘impresa eccezionale,  unica. Aveva tenacia, capacità di osservazione della realtà socio-economica e  comprensione dell’animo della gente. Ha scritto un voluminoso libro –  del tutto dimenticato oggi – che è stato definito “scrupoloso come un censimento, fedele come una fotografia, circostanziato come una atto d’accusa”. 

Sono gli anni della  ricostruzione post bellica e si comincia ad avvertire il boom economico. Sulmona appare al giornalista come la città che esprime più di altre la natura “di fondo” dell’Abruzzo.  Oltre che bella, gli appare  vivace, addirittura gaia.

Festose sono le innumerevoli botteghe di confetti da comporre un vero e proprio “fregio decorativo”. Lo colpisce il numero di  barbieri per uomo: “negozi monumentali  tappezzati di specchiere,  tra cui (però) volteggiano le mosche”.  In quei  “duomi di cristallo”  bisogna spesso attendere pazientemente. Il barbiere, infatti,   è spesso  al bar.

A differenza dei barbieri,  i  parrucchieri per signora  non sono vistosi, sono “segregati” per lo più al primo piano di uno stabile, quasi ginecei dai quali dev’essere escluso lo sguardo.  Le passioni dominanti femminili sono per i profumi e gli ori.    

Piovene ricorda le   tradizionali rivalità  fra le confraternite della Trinità e di Santa Maria della Tomba e descrive con precisione la rappresentazione della “Madonna che scappa in piazza”. Gli sembra che le “due passioni femminili” siano  i profumi e gli ori.  Pensa  che  si vendano più profumi da noi  che nelle regioni ricche. Questa passione, secondo lui, avrebbe una funzione  compensativa, infatti “anche la pastora vi trova il paradiso della sua povertà”.

Sottolinea la fertilità del suolo della Valle Peligna ma  auspica lavori di bonifica: lo sviluppo dell’ irrigazione e l’accorpamento dei terreni,  troppo frammentati, sono incapaci di alimentare  il commercio.

Mentre, in assenza di industrie, si potrebbe ottenere molto di più con lo sviluppo dell’agricoltura e del turismo. Sulmona è, infatti, “un concentrato d’arte”, si stupisce che non sia compresa in tutti gli itinerari turistici  italiani. Apprezza moltissimo   il palazzo dell’Annunziata: “difficile è vedere porte e finestre più belle”.

Visita il museo civico,  con  gli splendidi prodotti dell’ oreficeria sulmonese. Ammira  “l’immensa badia Morronese, storica sede della massima fondazione di Celestino V”.  Si dispiace   che fosse  ridotta a penitenziario. Vorrebbe  che i  terreni agricoli  fossero accorpati e che si sviluppasse il turismo e l’ artigianato.

Per  Piovene, la città e il circondario pagano  secoli di isolamento  che hanno prodotto  orgoglio, diffidenza e sospetto, quando invece occorrerebbero   speranza e  fiducia nel futuro.

I commercianti sono tutt’altro che gentili, se si chiede un prodotto rispondono che  non c’è, senza aggiungere altro, e se si insiste, si infastidiscono.  Sottolinea  la tendenza all’autosvalutazione, a una  scontentezza condita da fantasticherie di evasione in un altrove indefinito. Il male da combattere, è “ l’accasciamento, lo svuotamento materiale e morale”.

Molte cose sono cambiate dopo quasi sett’anni. E molte domande restano da fare. Aveva ragione  Piovene che avrebbe voluto lo sviluppo dell’agricoltura e del turismo piuttosto che l’industrializzazione, attualmente, anzi  da sempre, in profonda  crisi?  

Ezio Pelino

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