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Dal ventre della madre, direttamente in sala operatoria

Dal ventre della madre, direttamente in sala operatoria. È stata davvero complicata la nascita di Lucrezia, venuta al mondo all’ospedale di Gallarate con un destino avverso: « La sera del 12 febbraio mi si è rotto il sacco – ricorda oggi ancora un po’ frastornata mamma Valentina – Ero a metà del nono mese e tutto fino a quel punto era andato liscio».

I genitori raggiungono, quindi, l’ospedale di riferimento, il sant’Antonio Abate. Dall’ecografia, però, emerge un problema: si vede quella che gli specialisti chiamano ‘la doppia bolla’.

Si tratta di un’evidenza che normalmente si associa ad una malformazione del duodeno, l’atresia duodenale. In questi casi è necessario intervenire con un’operazione in urgenza, cioè da eseguire nelle prime 24 ore di vita dopo aver stabilizzato il neonato.

 

I medici decidono quindi che la piccola vada trasferita con urgenza al centro hub dell’Ospedale Del Ponte con il Servizio di Trasporto in Emergenza Neonatale (STEN), un servizio che è un’eccellenza in Lombardia e che proprio a Varese è stato avviato come progetto pilota, grazie alla lungimiranza del prof. Massimo Agosti, Direttore del Dipartimento della Donna e del Bambino.

Ad accompagnarla in questo viaggio, il papà: «Sono stati momenti terribili – ammette Samuele – Tutto stava succedendo così in fretta e la situazione era molto complessa. Inoltre dovevo cercare di rassicurare mia moglie, ricoverata a Gallarate».

Al Del Ponte, Lucrezia viene sottoposta ad un’ulteriore ecografia. Ad eseguirla è la dottoressa Sabrina Indirinella: « che, a detta di tutti gli specialisti coinvolti nella nostra storia, ha fatto qualcosa di eccezionale – continua Samuele – Ha visto anche lei l’immagine a doppia bolla, ma anche qualcos’altro a livello intestinale, qualcosa che ha cambiato il corso degli eventi».

La radiologa, infatti, rileva indizi di una malrotazione intestinale: «Si tratta di un disturbo che, senza dare alcuna anomalia in gravidanza,  può manifestarsi drammaticamente subito dopo la nascita. L’intestino, che ha assunto una posiziona anomala durante lo sviluppo fetale, si rigira su se stesso, con il rischio che si formi un volvolo – spiega il dott.

Valerio Gentilino, Direttore della Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale Del Ponte -In altre parole, bisogna evitare che, girandosi, l’intestino finisca per occludere l’arteria e la vena che lo irrorano, provocando una rapida necrosi dell’organo, che a quel punto deve essere asportato quasi totalmente con conseguenze drammatiche e purtroppo permanenti . L’ecografia ha quindi dato l’indicazione per sottoporre la piccola Lucrezia ad un intervento non più in urgenza, ma in emergenza, cioè nel più breve tempo possibile».

La neonata entra quindi immediatamente in sala operatoria : « Ero in preda al panico – ricorda il padre – In quel momento mi si è rivolta un’infermiera: mi ha detto solo che stavo affidando mia figlia ad un’equipe fantastica e che potevo stare tranquillo. Me lo ha detto con una tale convinzione che non ho potuto che crederle.

Ho preso il telefono e ho cercato di rassicurare mia moglie». 

Ad attendere Lucrezia in sala operatoria c’è il Dott.

Gentilino, assistito dal dott. Andrea Ambrosoli, Direttore dell’Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Del Ponte.

Presto viene confermato il sospetto della radiologa: nessuna atresia del duodeno, ma una malrotazione intestinale che fortunatamente non ha ancora fatto danni. «L’intervento in questi casi è relativamente semplice e risolve del tutto il problema – spiega Gentilino – l’importante è eseguirlo tempestivamente.

Certo è pur sempre un’operazione che prevede una laparotomia, cioè richiede un taglio sull’addome di un neonato di circa 2500 grammi della piccina, e quindi è necessario un decorso in terapia intensiva».

Lucrezia in sala operatoria ci sta un paio d’ore.

Quando le porte si aprono, Gentilino sorride a Samuele: tutto è andato bene e la piccola è già stata risvegliata. «Sono saltato al collo del chirurgo, l’ho abbracciato istintivamente.

Tutta la mia ansia e la mia gratitudine sono esplose in quel momento. E quando, poco dopo, ho visto la mia piccolina nella culla entrare in Terapia Intensiva Neonatale, già sveglia e attiva, mi sono davvero commosso».

La buona notizia è subito riferita alla mamma, che l’indomani si fa dimettere per raggiungere Lucrezia al Del Ponte: «In seconda giornata ho potuto abbracciarla: era il giorno di San Valentino e non lo dimenticherò mai!».

Lucrezia inizia a poppare, non ci sono complicanze, ma per una settimana è custodita con dolcezza dal personale della TIN.

Poi, un’altra settimana in Neonatologia e, finalmente, a casa, a godere delle coccole di mamma, papà e di quattro nonni che non aspettavano altro.

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