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Embolia polmonare, donna muore dopo il parto. Medico a rischio processo

Chiesto il rinvio a giudizio per una dottoressa accusata di omicidio colposo in relazione alla scomparsa di una donna di 36 anni, deceduta dopo aver dato alla luce due gemelli a causa di una embolia polmonare

E’ morta per un’embolia polmonare poco dopo aver dato alla luce due gemelli. Una tragedia che, secondo il Pubblico ministero titolare del fascicolo aperto dalla Procura, si poteva forse evitare. La vicenda, riportata dal Resto del Carlino, risale 2013. La gestante, una romagnola di 36 anni, avrebbe dovuto partorire il 4 marzo. Così era stato deciso in seguito a una visita effettuata presso il nosocomio di Rimini a inizio febbraio.

La sera del 12 febbraio, tuttavia, in base a quanto ricostruito dagli
inquirenti, la donna, accusando forti dolori, aveva deciso assieme al marito di
recarsi in ospedale. Lungo la strada, però, erano sopraggiunte delle difficoltà
respiratorie e l’uomo aveva fermato l’auto rivolgendosi  al 118. Il medico dell’ambulanza si sarebbe
subito reso conto della criticità della situazione. Appena giunta a Rimini, data
la gravità del quadro clinico, il personale medico aveva ritenuto di portare
subito la donna in sala parto per far nascere i bimbi. I gemellini erano stati
estratti sani e salvi, ma per la loro mamma non c’era stato nulla da fare.

L’autopsia aveva accertato che il decesso era da attribuire a un collasso
polmonare, causato da uno scompenso cardiaco.

La magistratura aveva aperto un’inchiesta sul caso disponendo il sequestro delle cartelle cliniche e incaricando un perito per lo svolgimento degli opportuni accertamenti medico legali. Di li a poco il nome della dottoressa che aveva visitato la gestante pochi giorni prima era finito nel registro degli indagati.

Secondo l’ipotesi accusatoria, infatti, la professionista non avrebbe approfondito le condizioni di una paziente la cui gravidanza doveva essere ritenuta a rischio per via dell’obesità e del fatto che portava in grembo due feti. In particolare, il medico avrebbe omesso di misurare la pressione arteriosa della donna, nonché di “disporre un ricovero in ospedale o l’anticipazione programmata del parto che avrebbero consentito di affrontare tempestivamente l’embolia polmonare”. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal Pm.

Il camice bianco, dal suo canto, sostiene invece – come riferisce il Carlino – che l’ambulatorio in cui effettuava le visite non era deputato alle gravidanze a rischio. Il suo compito sarebbe stato semplicemente quello di stabilire le modalità del parto, se naturale o in altro modo. Inoltre, la dottoressa, inoltre, afferma di aver sicuramente misurato la pressione arteriosa della paziente. Se i valori non erano stati riportati, a suo dire, era perché rientravano nella norma.

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