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“Ho sangue europeo”. Le parole dello stragista

Milano. “Le origini della mia lingua sono europee, la mia cultura è europea, le mie idee politiche sono europee, le mie convinzioni filosofiche sono europee, la mia identità è europea e, cosa più importante di tutte, il mio sangue è europeo”. Lo stragista di Christchurch, la terza città per grandezza della Nuova Zelanda (ha gli abitanti di Bologna), sulla costa orientale dell’Isola del sud, nel suo manifesto parla di sé come di un europeo che combatte contro i non europei che vogliono invadere l’Europa e operare una “sostituzione” etnica sul continente. “Ma non sei australiano?”, si autochiede in questo documento di oltre 70 pagine che spiega motivazioni e riferimenti culturali dell’attacco ai musulmani nelle moschee di Christchurch, che sorgono su chiese sconsacrate (questa cittadina fu fondata da un conservatore inglese a metà dell’Ottocento che voleva creare una comunità di sacerdoti cristiani e nobili), e risponde: “Cos’è un australiano se non un europeo ubriaco?”.

 

I social non han saputo rimuovere un attacco terroristico volutamente virale

Lo stragista di Christchurch aveva un piano per diffondere in maniera esponenziale il suo messaggio d’odio online. Le piattaforme digitali hanno un problema strutturale

 

Parlo da europeo, dice lo stragista, e parlo agli europei. E se le cose che scrive non suonano nuove alle orecchie di noi europei è perché questi concetti – senza la chiamata alle armi di cui parla lo stragista: in tempi normali non ci sarebbe nemmeno bisogno di sottolinearlo – li sentiamo dire in pubblico, apertamente, da commentatori, opinionisti e politici europei. Ci sarebbe da scriverne per decenni, sempre con questo senso di colpa prepotente che ci coglie quando ci troviamo di fronte ai documenti dei terroristi, perché come scrivono gli espertissimi di propaganda politico-internettiana di Bellingcat, questo manifesto è un “shitposting”, “l’atto di postare tantissimi contenuti, di cui molti ironici, da troll di bassa qualità, con lo scopo di provocare reazioni emotive nel pubblico meno esperto della rete”. Superando il senso di colpa autoindotto, analizziamo alcuni punti.

 

Attacco in due moschee in Nuova Zelanda

Il bilancio è di 49 morti e almeno 48 feriti. Tre persone sono state fermate. Un terrorista ha trasmesso la strage in diretta su Facebook e ha pubblicato online un manifesto con argomenti riconducibili al suprematismo bianco

 

La demografia. “It’s the birth rates”, ogni cosa riguarda il tasso di natalità, ripete tre volte lo stragista all’inizio del suo manifesto. “Le crisi dell’immigrazione di massa e della fertilità di sostituzione (i figli li fanno gli immigrati, ndr) sono assalti al popolo europeo che se non vengono combattuti porteranno a una sostituzione completa, razziale e culturale, del popolo europeo”. Lo stragista dice che è in corso “un genocidio dei bianchi”. Il 10 febbraio scorso, durante il suo discorso sullo stato della nazione, il premier ungherese Viktor Orbán ha detto: “Ci sono sempre meno bambini in Europa. Per l’occidente, la risposta è l’immigrazione. Per ogni bambino che manca all’appello ci sarà un bambino immigrato, e così i numeri saranno a posto. Ma noi non vogliamo numeri, noi vogliamo bambini”, intesi come bambini ungheresi. Poco dopo Orbán ha annunciato gli incentivi alla natalità.

 

L’Europa è per gli europei. “Gli invasori devono essere rimossi dal suolo europeo”, scrive lo stragista, “indipendentemente da dove vengono. Come rimuoverli non è un nostro problema né una nostra responsabilità”. Il concetto di “invasione” è popolarissimo tra i sovranisti. Nel 2015, Marine Le Pen, leader del Rassemblement national (ex Front national), disse che l’invasione dei migranti era come “le invasioni barbariche del IV secolo che hanno portato alla caduta dell’Impero romano”. Nel 2015, almeno, eravamo nel mezzo della crisi dei migranti, oggi secondo i dati Eurostat le richieste di ingresso in Europa sono meno della metà di quelle del 2015. Ma è sempre e ancora “invasione”. A novembre, alcuni gruppi dei gilet gialli francesi, ai primi atti della loro protesta contro Emmanuel Macron, scrissero sui social che il presidente avrebbe “svenduto” la Francia all’Onu, con il Global compact, e quindi agli immigrati che vogliono “rimpiazzare” il popolo francese: bloccate Macron, dicevano, non permettetegli di firmare il Global compact. Negli stessi giorni la Le Pen, assieme a Steve Bannon, ex guru trumpiano, e al partito fiammingo di estrema destra Vlaams Belang si erano riuniti per denunciare “l’atto di tradimento” del Global compact. Lo stragista della Nuova Zelanda scrive che le elezioni francesi sono state il momento in cui ha capito che una soluzione democratica alla crisi attuale non c’è. Il candidato “internazionalista, globalista, anti bianco, ex banchiere ha vinto”: questa descrizione di Macron ricorre nella retorica dei gilet gialli e della Le Pen, ripresa dalle televisioni russe e anche della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon (che non usa il termine “antibianco”).

 

Le alleanze. Se ci uniamo e ci sosteniamo a vicenda, scrive lo stragista, non ci fermerà più nessuno. Il network “può cominciare in Polonia, Austria, Francia, Argentina, Australia, Canada o Venezuela, e di certo nascerà”: state pronti a sostenere “le nazioni sorelle” con tutte le vostre forze, “economicamente, socialmente, politicamente e fisicamente”. L’idea di un’internazionale sovranista è alla base di The Movement, l’esperimento europeo di Bannon (che in realtà non sta andando molto bene).

 

Le ong. “Le ong sono direttamente coinvolte nel genocidio del popolo europeo”, scrive lo stragista, dicendo che sono organizzazioni “traditrici”. Matteo Salvini, vicepremier e ministro dell’Interno, ha accusato più volte le ong che operano nel Mediterraneo, dicendo di avere “le prove” dei loro contatti con i trafficanti di uomini. Orbán ha adottato una legge contro le ong, detta volgarmente la legge “Stop Soros”.

 

Il populismo. Lo stragista dice anche che “i veri movimenti sono i movimenti populisti”, che indicano una strada in cui si dà la priorità al “rispetto della natura e dell’ambiente (lo stragista si definisce “ecofascista etnonazionalista”, ndr), delle tradizioni, delle famiglie, dei diritti dei lavoratori, delle responsabilità personali e razziali”. Dice che sostiene la Brexit, non politicamente ma perché “il popolo inglese ha sparato contro l’immigrazione di massa, la rimozione culturale e il globalismo, e questa è una cosa bella”. Un ultimo dettaglio: la cultura dell’uomo forte. Di chi è davvero la colpa dell’invasione, della sostituzione etnica? “La colpa è nostra, degli uomini europei. Gli uomini forti non si fanno rimpiazzare etnicamente, gli uomini forti non permettono alla loro cultura di svilirsi, gli uomini forti non permettono alla propria gente di morire. Uomini deboli hanno creato questa situazione, abbiamo bisogno di uomini forti per aggiustarla”.

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