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Il bimbo rifiuta certi alimenti – 8-10 mesi

A questa età il bambino comincia a sviluppare un suo gusto personale, che lo porta a prediligere certi alimenti a scapito di altri. Ecco perché a volte può rifiutare quello che fino a qualche settimana prima sembrava gradire. Alcuni studi, inoltre, hanno anche evidenziato che il rifiuto ostinato per un determinato cibo può nascondere un’intolleranza alimentare. In ogni caso, non bisogna farne un dramma: il bambino non rischia certo carenze nutrizionali, in quanto non esiste un alimento che contiene in assoluto tutto ciò di cui si ha bisogno per crescere, ma le varie sostanze fondamentali per lo sviluppo dell’organismo sono presenti un po’ ovunque negli alimenti.

La graduale scoperta dell’ambiente esterno nei primi mesi di vita si compie soprattutto attraverso sensazioni tattili: in particolare il contatto della bocca del bebè con il seno materno nel corso della poppata rappresenta la prima forma di incontro con il mondo che lo circonda. A partire dai 6 mesi circa, il piccolo impara a prendere e a tenere in mano gli oggetti: uno dei suoi atteggiamenti più ricorrenti consiste, quindi, nell’allungare le manine verso le cose che vede intorno a sé, toccarle, prenderle e portarle alla bocca. Si tratta del modo più naturale di soddisfare il suo istinto esplorativo e rappresenta una componente indispensabile alla maturazione psicologica del bambino: per questo è essenziale che mamma e papà non frustrino ma, al contrario, stimolino questo modo di agire anche quando l’oggetto manipolato è il cibo. È assolutamente normale che, di fronte alla sua prima minestra, desideri infilarci subito le manine per toccare con mano ciò che poi andrà ad assaggiare. Lo stesso avverrà per gli altri cibi che via via gli verranno proposti.

Una delle modalità per stimolare la progressiva familiarizzazione del bambino con il cibo consiste proprio nel lasciarglielo toccare, annusare, manipolare. La curiosità del bambino di tastare i cibi deriva anche dall’innato desiderio di conoscere il mondo intorno a sé, cosa che nei primi anni di vita avviene attraverso i sensi e dunque anche con il tatto. Concedere al bambino di pasticciare con la pappa non significa quindi assecondare i suoi capricci, ma permettergli di conoscere e interagire con ciò che gli viene proposto. Vietargli di toccare la pappa o sgridarlo se si impiastriccia mani e visino sarebbe un errore che potrebbe far associare il momento del pranzo con un evento negativo per il bimbo.

Consentire al bambino di pasticciare con il cibo non equivale a dire che tutto gli è permesso: ciò rischierebbe di trasformare la tavola in un campo di battaglia e dilatare eccessivamente il tempo dedicato al pasto. Per evitarlo è consigliabile adottare alcuni accorgimenti, come per esempio:

all’inizio imboccare il piccolo con il cucchiaino;lasciargli toccare la pappa rimasta solo quando il bebè inizia a distrarsi, se si ritiene che abbia mangiato abbastanza (almeno metà della dose proposta): potrà toccare la pappa rimasta con le manine e portarla alla bocca, oppure, permettendogli di prendere il cucchiaino, si divertirà a provare a usarlo a modo suo.

 

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