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Il futuro della Giordania è in bilico

Un paese che, regolarmente, finisce sotto i riflettori ogni volta che il Medio Oriente è avvolto dai riverberi dell’instabilità è il Regno Hascemita di Giordania. Sin dalla sua fondazione (nel 1921 come Emirato di Trasgiordania, poi rinominato nel 1949 con la denominazione attuale) in virtù della sua particolare posizione geografica e della singolare composizione della sua popolazione, la Giordania si è trovata al centro di tutti i sommovimenti e le trame geopolitiche del Medio Oriente.

La “Guerra Civile” siriana, così come la Guerra d’Iraq e i vari conflitti arabo-israeliani, hanno visto una volta ancora la Giordania trasformarsi in retrovia delle fazioni combattenti e punto d’approdo di una massa di profughi che l’hanno eletta a rifugio. Dall’inizio della “Guerra Civile” siriana, e fino all’intervento militare russo in terra mediorientale, il paese ha tenuto una condotta essenzialmente filo-occidentale, accogliendo una grande massa di civili in fuga dai combattimenti e cercando di ottenere delle leve geopolitiche di favore presso le cancellerie occidentali prima fungendo da centro di addestramento e coordinamento per le operazioni dei ribelli siriani anti-Assad e poi partecipando alle operazioni militari della “Coalizione Internazionale” contro l’ISIS. Tuttavia, la presenza continuativa di formazioni numerose di ribelli islamisti anti-Assad sul proprio territorio (con l’inevitabile interazione di essi con la popolazione locale) e la diffusione dell’ideologia pesantemente estremista dell’ISIS non sono stati eventi “indolori” per il “Regno dei Beduini”.

Nonostante un’apparente e superficiale aura di “modernità e tolleranza” in realtà la Giordania è un paese molto conservatore nel quale le strutture tribali e famigliari originali del mondo arabo sono assai vive e presenti nella vita di tutti i giorni dei cittadini. Il paese non ha mai, sino ad oggi, completato la “transizione demografica” dato che da vent’anni il tasso di fertilità totale è inchiodato al di sopra dei 3 figli per donna, sintomo di una società che non vuole abbandonare il principio patriarcale e patrilocale che la caratterizza da tempi immemori. Allo stesso tempo, l’alfabetizzazione totale ha superato il 97% (sia per gli uomini che per le donne) per cui è solo una questione di tempo perché la ventata di modernità cominci ad attecchire sul serio nella società civile con tutte le conseguenze che si possono immaginare dato che la progressiva disintegrazione dei sistemi di controllo sociale mutuati dalle antiche tradizioni aprirà varchi insperati anche per le ideologie estremiste. Da questo punto di vista, già molti parlano di “contagio siriano” dato che, da anni la Giordania ha cominciato a dare segni di irrequietezza.

Secondo diversi rapporti, città come Ma’an e Zarqa (quest’ultima luogo d’origine del terrorista Ahmad Fadeel al-Nazal al-Khalayleh meglio noto come “Abu Musab al-Zarqawi”) sono ormai da tempo delle fucine del fondamentalismo di matrice salafita mentre i governatorati di Irbid e Mafraq sono diventati l’eremo di tutti i jahadisti siriani in fuga dall’offensiva russo-siriana che ha riportato tutto il sud della Siria nelle mani di Assad. Il 14 di febbraio, secondo le notizie diffuse dall’agenzia di stampa Roya News, un uomo di 52 anni è morto nell’esplosione di una carica esplosiva nascosta vicino alla sua fattoria, vicino alla città di al-Salt (alla periferia di Amman) all’arrivo delle forze di sicurezza, un’altra e più potente esplosione ha provocato la distruzione di uno dei loro veicoli con l’uccisione di 3 soldati.

È almeno da agosto dello scorso anno che le forze di sicurezza giordane sono impegnate a sradicare, mediante numerose uccisioni ed arresti la rete locale dell’ISIS, ma questa è stata la prima volta in assoluto in cui i terroristi sono riusciti a portare a compimento con successo un’azione terroristica contro le forze di sicurezza del paese, anche se i conflitti a fuoco non sono macati.

La Giordania è una pentola a pressione posta su un fuoco che, pur lentamente, sta ardendo.

Foto: U.S. Navy / UNESCO

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