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Invalsi: presentato al Miur rapporto valore aggiunto prove 2018

Comunicato Invalsi – È stato Presentato oggi al MIUR il Rapporto sul Valore Aggiunto nelle prove INVALSI 2018.

A partire da settembre 2016 le scuole ricevono dall’INVALSI il dato relativo al cosiddetto “valore aggiunto” o “effetto scuola”. È una misura della qualità delle competenze degli studenti “al netto” di tre fattori che non dipendono dalla scuola: 1) il livello socio-culturale del territorio (background ambientale); 2) il livello socio-culturale della famiglia di ciascun alunno (background individuale); 3) le competenze che gli studenti già possedevano all’ingresso della scuola.

Senza questa essenziale operazione di distinzione e separazione dell’effetto della scuola rispetto ai fattori esterni alla sua azione, su cui essa non ha possibilità di intervenire, qualità della scuola e qualità degli apprendimenti degli studenti rimarrebbero inevitabilmente confuse tra loro.

Trattandosi di un indicatore “di cambiamento” che misura quanto è cresciuto il livello delle competenze da un momento precedente a uno successivo, occorre sempre specificare a quale “segmento temporale” si fa riferimento, indicando la classe (scolastica) presa come riferimento iniziale e quella che si considera finale. Attualmente l’INVALSI è in grado di stimare il valore aggiunto con riferimento ai seguenti tre segmenti scolastici: 1) dalla seconda alla quinta classe della scuola primaria; 2) dalla quinta primaria alla terza secondaria di primo grado; 3) dalla terza secondaria di primo grado alla seconda secondaria di secondo grado.

Per meglio comprendere come leggere il dato sul valore aggiunto, proviamo a fare due esempi relativi alla scuola primaria.

Consideriamo una scuola che abbia ottenuto un valore aggiunto, relativo alla matematica, leggermente positivo. Cosa significa? Dobbiamo rallegrarci? Vediamo.

Potremmo infatti scoprire che questa stessa scuola, malgrado l’elevato valore aggiunto, abbia un punteggio in matematica inferiore alla media nazionale. Possiamo allora dire che l’apporto della scuola è effettivamente evidente, e positivo, ma che, ciò nonostante, i suoi studenti non hanno conseguito risultati equivalenti a quelli della media nazionale. È per questo che questa situazione è considerata “da migliorare”.

Consideriamo ora una scuola che abbia invece un valore aggiunto in matematica quasi zero ma, contemporaneamente, un punteggio dei suoi studenti al di sopra della media nazionale. In questo caso è vero che i punteggi ottenuti si spiegano principalmente sulla base del livello socio-economico degli studenti e del contesto, e grazie alla loro preparazione in seconda primaria, ma

è anche vero che se quegli stessi studenti continuano a dimostrare buone competenze anche in quinta primaria questo significa che la scuola ha comunque garantito che si realizzassero le aspettative che era lecito avere. L’apporto della scuola, in questo caso, potremmo definirlo “nella media”: è una scuola che non fa miracoli, ma che riesce ugualmente a sviluppare le competenze di studenti non particolarmente svantaggiati e che hanno lavorato bene nelle prime due classi. Ed è per questo che questa seconda situazione è considerata (moderatamente) soddisfacente.

La stima degli indicatori di valore aggiunto delle scuole, distinte per ordine e grado, è stata effettuata per l’Italia nel suo insieme e per le cinque macro-aree in cui essa è ripartita: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Sud e Isole.

Due sono i risultati principali delle analisi svolte: in primo luogo, la grande maggioranza delle scuole di tutto il Paese ottiene i risultati che era prevedibile ottenesse tenuto conto delle caratteristiche dei suoi studenti, mentre sono una minoranza le scuole con valore aggiunto “positivo” o “negativo” e che dunque raggiungono risultati, rispettivamente, superiori e inferiori a quelli attesi.

Inoltre il sistema scolastico nel mezzogiorno e nelle isole appare connotato dalla tendenza a una divaricazione fra scuole più e meno efficaci maggiore di quella rilevabile nelle regioni settentrionali e centrali, dove l’efficacia del servizio scolastico sembra essere invece più uniforme.

La più accentuata polarizzazione fra le diverse istituzioni scolastiche nell’Italia meridionale e insulare era d’altronde già segnalata dalla maggiore variabilità tra scuole, anche a parità di livello socio-economico, che emergeva dall’analisi dei risultati delle prove.

Il Rapporto è scaricabile a questo link

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