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Le cose da sapere sul congelamento degli ovuli

La crioconservazione degli ovociti o freezing o, ancora più comunemente, congelamento degli ovuli, è una terapia di preservazione della fertilità regolamentata in Italia dalla legge n. 40 del 19 febbraio 2004. La scelta di questa pratica (che dal 2013 non è più considerata tecnica sperimentale) può essere intrapresa dalla donna che decide di posticipare la maternità per motivi personali, l’impegno nella carriera messo al primo posto o l’assenza di un partner stabile, ma vuole comunque assicurarsi una possibilità in più di vivere una gravidanza in futuro utilizzando gameti di qualità perché prelevati in età relativamente giovana (in questo caso parliamo di social freezing). Oppure dalla coppia o dal singolo con patologie mediche (medical freezing), come tumori o malattie genetiche, che riducono la cui possibilità di procreare. Possibilità che comunque, come ci confermano gli esperti che abbiamo consultato, non è eterna, sia per le donne che per gli uomini, al contrario di quanto sembrano suggerire alcuni casi eclatanti di mamme tardive famose. Quindi preoccuparsene è spesso una necessità coerente con l’orologio biologico. «L’età dell’esaurimento funzionale ovarico avviene prima della menopausa. Oltre i 42 anni è difficile che la donna riesca ad avere dei figli. Le donne sopra i 35 anni che non hanno ben chiaro di voler procreare si rivolgono a noi per crioconservare gli ovociti per un periodo molto lungo: fino a 20 anni», ci racconta il professor Claudio Giorlandino, responsabile del Centro di Medicina della Riproduzione Altamedica.

L’ETÀ GIUSTA PER CONGELARE GLI OVOCITI

Secondo una ricerca dell’Institut Marquès la media delle donne che attualmente richiedono questa tecnica è di 39,5 anni. Gli specialisti consigliano invece di congelare gli ovuli prima dei 35 anni. Questo significa che le conoscenze su questo procedimento non sono ancora molto chiare. «La cronaca ci racconta di giganti del web come Google che hanno offerto il social freezing gratuitamente alle proprie dipendenti, ma spesso non viene evidenziato abbastanza come questo servizio sia stato offerto solo alle donne molto giovani, come è corretto che sia», spiega il professor Franco Lisi, corresponsabile e direttore scientifico Centro di Medicina della Riproduzione Altamedica. Il motivo? La qualità degli ovociti: «Allo scongelamento avranno un alto tasso di sopravvivenza e daranno luogo a buoni embrioni che avranno buone possibilità di generare una vita». Per le pazienti oncologiche invece «dipende dall’età in cui si è manifestata la neoplasia».

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