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Lo sciopero del sesso contro le nuove leggi sull’aborto negli Usa e i dubbi del Financial Times

Il problema delle restrizioni sull’aborto negli Stati Uniti non si limita al caso dell’Alabama. Nell’Ohio, in Georgia e in altri Stati della federazione, infatti, stanno entrando in vigore dei provvedimenti sempre più censorei sulla pratica dell’interruzione di gravidanza. A questo punto, stanno emergendo una serie di iniziative di protesta, alcune anche piuttosto clamorose. Il caso, ad esempio, è quello dello sciopero del sesso proposto dall’attrice Alyssa Milano.

La bruttissima legge contro l’aborto in Alabama Lo sciopero del sesso contro le leggi anti-abortiste negli Usa

Classe 1972, Alyssa Milano si è resa protagonista di tantissime pellicole cinematografiche e ha lavorato anche per la televisione, dove ha ricoperto ruoli fondamentali in diverse serie tv. Quest’ultima, attraverso i suoi account social, ha promosso l’iniziativa dello sciopero del sesso (attraverso gli hashtag #SexStrike o #SorryNotSorry) partita dopo la legge sull’aborto in Georgia, dove si impedisce l’aborto dopo il primo battito cardiaco del feto.

Le sue rivendicazioni, dopo la legge che sta per nascere in Alabama e che impedirà di fatto alle donne di abortire anche nei casi di stupro e di incesto, risuonano ancora più forti. Lo sciopero del sesso, spiega Alyssa Milano, si basa su questa dichiarazione: «I nostri diritti riproduttivi sono stati cancellati. Finché le donne non avranno il controllo sui loro corpi non possiamo rischiare la gravidanza. Unitevi a me e non fate sesso finché non riavremo l’autonomia del corpo».

La critica allo sciopero del sesso da parte del Financial Times

C’è chi – tuttavia – nonostante sia molto critico nei confronti della legislazione sull’aborto adottata in diversi Stati americani, si mostra altrettanto critico con l’iniziativa di Alyssa Milano. È il caso, ad esempio, del columnist del Financial Times Robert Shrimsley. Quest’ultimo, infatti, ha affermato che è molto improbabile che una donna che abbia sensibilità su questa tematica scelga come partner un uomo che ha bisogno di una educazione sessuale di questo tipo. A meno che lo sciopero del sesso delle donne che vogliono metterlo in pratica non sia rivolto a ipotetiche (e fantomatiche) relazioni con i pro-vita.

La seconda parte dell’articolo, invece, risulta essere piuttosto ironica e critica l’iniziativa per la sua scarsa attuabilità. Oltre al fatto che, secondo il Financial Times, questo sciopero del sesso abbia ben poco a che fare con una battaglia femminista. La critica in chiusura di articolo è piuttosto pungente: «Il problema di molti liberal è che le loro azioni di protesta li espongono al ridicolo, mentre invece le tematiche che affrontano sono molto serie. Battaglie come questa non si vincono su Twitter, ma richiedono sangue freddo».

(Credit Image: Kevin Sullivan via ZUMA Wire)

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