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Lo stile urban diventa street couture

È uno stile scelto da chi vuole affermare la propria indipendenza e libertà di espressione anche nel modo di vestire, oltre il convenzionale, e si riconosce nel mondo dell’underground. Con le radici che affondano nella cultura delle comunità afro americane, lo street style non è solo una tendenza fashion, sempre più diffusa. Ma un vero e proprio movimento globale che coinvolge arte, musica (rap soprattutto), grafica, fotografia, creatività, ricerca. Definisce l’identità di chi condivide e indossa questi valori.

Non solo. Dalle t-shirt alle felpe, dalle scarpe ai pantaloni, dai cappellini alle giacche alle tute: uno street style che si rispetti oggi si distingue per unicità, ovvero per passione, innovazione e sartorialità. Valori radicati nel nostro paese, patria della grande tradizione artigiana e sartoriale, il cuore del Made in Italy. E proprio da questo patrimonio stanno prendendo vita molti marchi indipendenti di streetwear, eccellenze locali d’ispirazione però mondiale. Ne è un esempio il brand di street couture But Not che da Palma Campania, a Napoli, sta per volare oltreconfine, tra Europa e Usa.

Nato nel 2013 grazie alla passione per la moda e la street art di Mirko Sorrentino, grafico e designer attento alle novità che arrivano dalle strade di tutto il mondo, il marchio ha fin da subito riscosso un enorme successo. Tanto da essere scelto da personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport, dai rapper Lil Pump, Maluma, Clementino, Guè Pequeno, Sfera ebbasta, al calciatore Gianluigi Donnarumma, Ángel Di Maria fino al pugile Daniele Scardina “Toretto”, per citarne alcuni.

Il segreto risiede nel design fresco e accattivante del brand e nella capacità di sposare stile urbano e cura sartoriale, dalla scelta dei tessuti alle stampe: street couture, appunto, così come lo definisce il suo fondatore. Con una passione per l’abbigliamento che nasce dalla storia di famiglia iniziata dal padre, da oltre quarant’anni imprenditore nel settore delle confezioni per diverse catene di moda, ha saputo trasformare il suo patrimonio di conoscenza in una linea di abiti e accessori per uomo, donna, bambino e anche neonato, originale e 100% made in Campania. Per disegnare le collezioni (otto all’anno) si ispira alle tendenze che arrivano dalle principali capitali del mondo, come New York e Los Angeles.


Ma anche all’arte contemporanea, alla pop art e alla street art, alla musica, al mondo dei tatuaggi e graphic design. Ha da poco iniziato una collaborazione con Lotto, storico marchio dello sport, legato soprattutto al mondo del calcio e del tennis. Combinando stile urbano, sport e originalità, la griffe veneta della losanga e il marchio campano dal logo rappresentato dalla maschera antigas hanno realizzato la capsule collection But Not Lotto che, dal calzino ai pantaloni, dalle tute alle felpe, dalle t-shirt alle borse ai teli per il mare, rivisitano il guardaroba streetwear riprendendo i colori delle rispettive griffe, il rosso, il blu e il bianco combinato con il nero. La collaborazione tra le due case di produzione è solo l’ultimo esempio di una contaminazione oggi molto in voga tra le griffe del lusso e i brand di sportwear. La collezione sarà presentata in anteprima al Maze Festival di Torino (dal 7 all’8 giugno) e dal 21 al 27 giugno alla fashion week di Parigi.

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