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Negare un aborto peggiora la salute fisica di una donna

Un nuovo studio statunitense assesta un colpo a uno dei cavalli di battaglia dei movimenti pro-vita: avere un aborto (volontario) non danneggia la salute fisica delle donne, ma vederselo negato sembrerebbe di sì

(foto: Getty Images)

Nel mezzo delle accese discussioni (a cui probabilmente seguiranno azioni legali) scatenate dalla decisione dell’Alabama di rendere in sostanza impossibile l’aborto all’interno dei confini dello stato, un team dell’Università della California-San Francisco ha resi noti i risultati del proprio studio sulla salute fisica a medio-lungo termine delle donne che hanno richiesto un aborto, alcune riuscendoci e altre no. Dalla ricerca, pubblicata sulla rivista Annals of Internal Medicine, è emerso che lo stato fisico autoriferito delle pazienti che sono riuscite a abortire (nel primo o nel secondo trimestre di gravidanza) non ha subito ripercussioni, mentre quello delle donne che si sono viste negare la possibilità di interrompere la gestazione, e dunque hanno partorito, ne ha risentito.

Conclusioni che – dicono gli autori – smentiscono uno dei principali temi della propaganda dei movimenti pro-vita, ossia che impedire l’aborto significa proteggere la salute della donna.

I ricercatori hanno utilizzato i dati di un’ampia indagine (nota come studio Turnaway) pubblicata nel 2014, che analizzava l’effetto di una gravidanza non desiderata sulla vita di donne americane. Lo studio Turnaway attingeva le proprie informazioni da 30 cliniche abortive sparse per gli Stati Uniti, e in passato ha già costituito la base per altre indagini sul tema. Alcune di queste avevano già dimostrato che i rischi fisici connessi a un aborto programmato sono inferiori a quelli di un parto.

Queste ricerche si erano concentrate sugli effetti a breve termine, mentre la nuova indagine svolta da Lauren Ralph (che aveva partecipato anche alla realizzazione dello studio Turnaway) e dal suo team mira a considerare gli effetti sulla salute fisica nell’arco di 5 anni dall’aborto.

I ricercatori hanno esaminato lo stato di salute di 874 donne che si erano rivolte alle cliniche abortive tra il 2008 e il 2010. Di queste 327 hanno abortito nel primo trimestre di gravidanza e 382 nel secondo trimestre, mentre 163 non hanno potuto accedere al servizio e hanno partorito. Per 5 anni ogni sei mesi le partecipanti sono state ricontattate telefonicamente e hanno riferito impressioni sul proprio stato di salute.

“In generale, il nostro studio indica che avere un aborto non è dannoso per la salute fisica delle donne, ma vedersi negato l’accesso a un aborto ricercato potrebbe esserlo”, riassume Ralph.

Elaborando le risposte, è emerso che il 27% delle intervistate a cui era stato negato l’aborto descriveva il proprio stato di salute fisico come discreto o scarso. Tra le donne che invece avevano potuto abortire solo il 20% dava la stessa definizione, e non è stata osservata nessuna differenza tra chi ha posto fine alla gravidanza nel primo o nel secondo trimestre. Inoltre, le donne che avevano partorito riferivano più mal di testa cronici, emicranie e dolori articolari. Due pazienti sono decedute per cause connesse al parto – un dato che, sostiene Ralph, fa riflettere se si considera che se l’intenzione non era quella di portare a termine la gravidanza.

I dati raccolti in questo studio, dunque, suggeriscono che l’aborto richiesto non danneggia la salute fisica delle donne, mentre vedersi negata la procedura potrebbe.

Pertanto “l’argomentazione secondo cui l’aborto nuoce alle donne o che limitare l’accesso all’aborto sia necessario per proteggere la salute delle donne”, conclude Ralph, “non è supportata dai nostri dati”.

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