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Ore di sostegno, chi decide quante ne spettano e il paradosso del ricorso

La scuola può ridurre le ore di sostegno rispetto a quelle riconosciute dalla Asl e anche contro il parere dei genitori? Chi ha ragione e come far valere i propri diritti?

“Salve, sono insegnante presso una scuola primaria di Pescara. Nella mia classe quest’anno è stato inserito un alunno con diabete titolare di 104. Quest’anno durante i consigli ci sono stati dibattiti anche accesi perché non tutti i docenti sono concordi nel riconoscergli l’insegnante di sostegno, al quale avrebbe per legge diritto. La motivazione addotta è che, sotto il profilo dell’apprendimento e relazione, non palesa difficoltà ed è anzi un bambino socievole e brillante. I genitori però sono dell’avviso che il docente di sostegno possa essere utile. Chi decide in questi casi? L’anno scolastico 2018/2019 si è appena concluso ma il problema si ripresenterà a settembre prossimo e non credo che le condizioni saranno diverse“.

Legge 104: spetta sempre l’insegnante di sostegno?

La normativa in materia riconosce l’assegnazione di un docente di sostegno agli alunni titolari di Legge 104/92. La discriminante però è determinata dal tipo e dalla gravità della disabilità. Come si legge sul sito Inail, infatti, in questi casi si redige un “profilo di funzionamento (che ricomprende la diagnosi funzionale e il profilo dinamico-funzionale) secondo i criteri del modello bio-psico-sociale della Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ai fini della formulazione del progetto individuale di cui all’articolo 14 della legge 8 novembre 2000, n. 328, nonché per la predisposizione del Piano Educativo Individualizzato (PEI)”.

La diagnosi funzionale serve proprio a stabilire se l’alunno, in questo caso diabetico con handicap riconosciuto ex art. 3 comma 3 l. 104/1992 , necessita di sostegno.

E se l’insegnante di sostegno non viene affidato a chi ne ha diritto?

Questa, dunque, sulla carta, la risposta al quesito. Nei fatti non sono rare situazioni in cui gli alunni che pure ne avrebbero diritto, finiscono per non poter usufruire delle ore di sostegno riconosciute. Ci sono scuole in cui il personale di sostegno è carente o non specializzato.

Sempre restando in Abruzzo, ha suscitato non poche polemiche ad aprile scorso il caso di una bambina down affetta da crisi epilettiche e della battaglia di sua madre per ottenere il massimo delle ore settimanali di sostegno riconosciute dalla Asl. Una battaglia durata dieci anni. Il 99% dei genitori che fa ricorso lo vince, non di rado purtroppo però vittima dei tempi della giustizia italiana. Ma i costi del ricorso sono alti e la giustizia, purtroppo, non di rado arriva troppo tardi.

 

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