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Papa Francesco contro l’aborto selettivo per non far nascere i Down

“Nessun essere umano può essere incompatibile con la vita. Non si può abortire un figlio in condizioni di fragilità come pratica di prevenzione”. “L’aborto – infatti – non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano. Piuttosto sono la paura della malattia e la solitudine a far esitare i genitori”. E’ una presa di posizione netta quella di Papa Francesco in tema di aborto selettivo per non far nascere bambini con la sindrome di Down. I dati su questa pratica sono inquietanti: un’inchiesta dell’emittente statunitense CBS sugli aborti terapeutici in Islanda effettuati nel caso in cui lo screening prenatale sia risultato positivo alla sindrome di Down dice che circa l’85% delle donne in gravidanza sceglie di sottoporsi a questo tipo di screening e quasi il 100% di loro, dopo aver riscontrato l’anomalia cromosomica della Trisomia 21, sceglie di interrompere la gravidanza. Sono dunque soltanto uno o due i bambini con la sindrome di Down che nascono ogni anno nell’Isola, un valore che è sempre più prossimo allo zero. Dati analoghi in altri Paesi, seppur con differenze numeriche, confermano la progressiva diminuzione dei nati con questa patologia a seguito dell’aumento dei controlli genetici prima della nascita. Ad esempio negli Stati Uniti si parla di un tasso di interruzione di gravidanza del 67% (1995-2011), in Francia il 77% (2015), in Danimarca il 98% (2015).

Nell’udienza ai partecipanti al convegno “Yes to life! Prendersi cura del prezioso dono della vita nella fragilità”, organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e dalla Fondazione “Il Cuore in una Goccia”, Francesco ha anche raccontato una storia toccante riguardante una ragazzina down di 15 anni che i genitori volevano far abortire.

“Il giudice, un uomo retto sul serio, ha studiato la cosa e ha detto: ‘Sì, io voglio interrogare la bambina’. ‘Ma è down, non capisce…’ ‘No no, che venga’. È andata la ragazzina quindicenne, si è seduta lì, ha incominciato a parlare con il giudice e gli ha detto: ‘Ma tu sai cosa ti succede?’ ‘Sì, sono malata…’ ‘Ah, e com’è la tua malattia?’ ‘Eh, mi hanno detto che ho dentro un animale che mi mangia lo stomaco, e per questo devono fare un intervento’ ‘No… tu non hai un verme che ti mangia lo stomaco. Tu sai cos’hai lì? Un bambino!’ E la ragazza down ha fatto: ‘Ohhh, che bello!’: così. Con questo solo, il giudice non ha autorizzato l’aborto. La mamma lo vuole. Sono passati gli anni. È nata una bambina. Ha studiato, è cresciuta, è diventata avvocato. Quella bambina, dal momento che ha capito la sua storia perché gliel’hanno raccontata, ogni giorno di compleanno chiamava il giudice per ringraziarlo per il dono della nascita. Le cose della vita. Questa bambina…Il giudice è morto e adesso lei è diventata promotore di giustizia. Ma guarda che cosa bella! L’aborto non è mai questa risposta che le donne e le famiglie cercano”.

Papa Bergoglio ha ricordato nel suo discorso – in gran parte a braccio – che “ogni bimbo cambia la storia della famiglia in cui nasce, che le tecniche di diagnosi prenatale spesso fanno emergere patologie che possono anche essere curate nel grembo materno. L’invito del Pontefice è poi di diffondere un approccio scientifico e pastorale di accompagnamento, un’esortazione ai medici perché si facciano carico delle vite altrui. “L’aborto – ha osservato – non è mai la risposta” che si cerca.

Secondo il Papa, “la cultura dello scarto impone l’idea che i bimbi fragili siano incompatibili con la vita, condannati a morte”. Non può essere così per la madre che, ha spiegato Francesco, vive “un senso di mistero profondo” appena si scopre in gravidanza. E’ l’inizio di un dialogo reale, intenso che cresce da una parte e dall’altra: il bimbo diventa figlio “muovendo la donna con tutto il suo essere a protendersi verso di lui”.

Francesco ha denunciato anche “l’abbandono assistenziale alla nascita di tanti bambini con gravi patologie”. Ci sono “interventi farmacologici, chirurgici e assistenziali straordinari” – ha detto – “le terapie fetali” e “gli Hospice Perinatali” che ottengono risultati sorprendenti, fornendo supporto alle famiglie.

I medici, ha chiesto il Papa, non solo abbiano come obiettivo la guarigione, ma anche “il valore sacro della vita” e perché siano sostegno per chi è nella difficoltà e nel dolore. Parla del “confort care perinatale”, una modalità di cura che umanizza la medicina, “perché muove ad una relazione responsabile con il bambino malato, che viene accompagnato dagli operatori e dalla sua famiglia in un percorso assistenziale integrato, che non lo abbandona mai, facendogli sentire calore umano e amore”.

“La professione medica – ha scandito – è una missione, una vocazione alla vita, ed è importante che i medici siano consapevoli di essere essi stessi un dono per le famiglie che vengono loro affidate: medici capaci di entrare in relazione, di farsi carico delle vite altrui, proattivi di fronte al dolore, capaci di tranquillizzare, di impegnarsi a trovare sempre soluzioni rispettose della dignità di ogni vita umana”, mentre la cura non è “inutile impiego di risorse” né ulteriore sofferenza per i genitori ma, ha concluso il Papa, il compimento dell’amore della famiglia.

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