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Prato, la mamma del 15enne che ha avuto un figlio della prof: “Verità svelata poco a poco”

“Mio figlio era taciturno, troppo distrutto e distratto negli ultimi tempi. La verità è arrivata a poco a poco”. È cominciato così nel pomeriggio di ieri, mercoledì 13 marzo, negli uffici della Squadra Mobile di Prato il racconto della mamma del 15enne che esami del Dna hanno rivelato essere il padre biologico di un bambino nato 7 mesi fa dal grembo di una donna di 31 anni, una operatrice socio-sanitaria che gli faceva ripetizioni di inglese e con la quale aveva avuto una relazione sessuale. La donna, un’operaia quasi coetanea della madre del bimbo, ha svelato come abbia incalzato il figlio con domande sempre più precise e come lui, un po’ alla volta, le abbia alla fine raccontato di quel rapporto nato durante le lezioni di inglese e, più tardi, della gravidanza comunicata dalla 31enne. Solo a quel punto, informato anche il padre del ragazzo, è arrivata la decisione di denunciare tutto direttamente in Procura, assistiti dall’avvocato Roberta Roviello. All’esposto sono stati anche gli screenshot di alcuni dei messaggi ricevuti su WhatsApp.

La 31enne, a cui è stato notificato nel frattempo l’avviso di garanzia per il reato di sesso con minori, si è poi presentata lo scorso venerdì davanti agli agenti della Mobile accompagnata dal marito, con il quale ha anche un’altra figlia di 7 anni. “Impassibile, come se non avesse realizzato l’importanza e la gravità del fatto”, fanno sapere i poliziotti. L’uomo che era con lei, che sapeva della relazione tra la moglie e il 15enne, è a tutti gli effetti per la legge italiana il padre del bambino nato 7 mesi fa, anche se non dal punto di vista biologico, e da quanto si apprende da fonti vicine alla Procura non avrebbe interesse a disconoscerlo. “Non voglio perderlo, lo sento ancora mio”, continuerebbe a ripetere. Per lei, che è indagata per atti sessuali con minore, non è al momento in programma un altro interrogatorio. “Sollevata certo, come detto, dopo aver chiarito la sua versione con il pm, è però preoccupata per l’onda mediatica che ha travolto lei e la sua famiglia. Chiede riservatezza e soprattutto di mantenere l’anonimato per far vivere tranquilli i suoi due figli”, ha detto all’AdnKronos il suo legale Mattia Alfano, che ha aggiunto “che non è stata riascoltata e ha ripreso la sua vita al solito, tra il lavoro suo, quello del marito sempre accanto a lei e la scuola della primogenita di 7 anni”.

Intanto, mentre continuano le indagini degli inquirenti sulla vicenda che ha scosso l’opinione pubblica italiana, sul caso è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che su Facebook ha tenuto a precisare che “la donna protagonista del triste caso di cronaca che si è verificato a Prato non è una “prof”. È emerso con chiarezza, infatti, che si tratta di un’operatrice socio sanitaria che dava ripetizioni di pomeriggio. Gli esiti della vicenda che la vede coinvolta saranno decisi nelle sedi opportune. Intanto sarebbe giusto e rispettoso per la categoria degli insegnanti smettere di usare la parola “prof” negli articoli dedicati a questa storia che con la scuola non ha nulla a che vedere”.

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