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Punto nascita di Termoli, società scientifiche contro sospensiva di chiusura

Per le Associazioni AOGOI, SIGO, SIN e Sip la decisione del Tar Molise di sospendere la chiusura del punto nascita di Termoli rappresenta una decisione inadeguata e pericolosa

Le Società Scientifiche dell’area Ostetrica e Ginecologica, Neonatologica e Pediatrica esprimono forti perplessità circa la decisione del Tar Molise, di concedere la sospensiva al decreto di chiusura del punto nascita di Termoli. Una decisione che – sostengono – “mette a rischio la salute di mamme e neonati”.

Da quasi 10 anni l’Associazione
Ostetrici Ginecologi Ospedalieri (Aogoi), la Società Italiana di Ginecologia e
Ostetricia (Sigo), la Società Italiana di Neonatologia (Sin) e la Società
Italiana di Pediatria (Sip) sono impegnate, a fianco delle Istituzioni, nel
sostenere l’attuazione dell’Accordo Stato-Regioni del 2010.Tale misura prevede,
a tutela della sicurezza di mamma e bambino, la razionalizzazione e la chiusura
progressiva dei piccoli punti nascita con meno di 500 parti l’anno. 

“Sebbene ogni donna voglia
vivere l’esperienza della nascita del parto il più possibile vicino a casa –
sostengono i Professionisti delle Società Scientifiche – è necessario
sottolineare che sono le strutture con un elevato numero di parti a garantire
la maggiore esperienza ed organizzazione e dunque le più idonee a prevenire ed
eventualmente affrontare le rare situazioni di rischio”.

Avere la possibilità di
partorire sul proprio territorio, ma mettere a rischio la salute e il benessere
del bambino e della madre, a maggior ragione dove non esiste una Terapia
Intensiva Neonatale, è dunque una scelta che le Società Scientifiche non
condividono.

I dati scientifici a
disposizione, in un tempo in cui l’età media della partoriente è sempre più
alta e si registra un aumento dei parti pretermine, obbligano a scegliere la
sicurezza piuttosto che la comodità.

Le Società Scientifiche
raccomandano, inoltre, che la chiusura di un punto nascita sia accompagnata da
una riorganizzazione dei servizi per i controlli in gravidanza sul territorio.
I dati dell’ultimo Programma Nazionale Esiti (PNE), peraltro, evidenziano come
siano ancora troppi i punti nascita sotto la soglia dei 500 parti/anno privi
dei requisiti strutturali e organizzativi appropriati. Queste strutture spesso
non sono in grado di affrontare situazioni di urgenza e di emergenza e mancano
degli standard di qualità per promuovere, sostenere e proteggere la fisiologia
della nascita.

 Il “problema” dei punti nascita non può né
deve sottostare a logiche politiche o a valutazioni economiche, ma deve essere
affrontato considerando, prima di ogni altro aspetto, la sicurezza delle donne
e dei bambini, un valore a cui giustamente il SSN nazionale e l’opinione
pubblica attribuiscono crescente importanza.

Partorire in condizioni in cui
i requisiti essenziali non siano rispettati, rappresenta, infatti, un rischio
inaccettabile per la salute pubblica.

Se in condizioni geografiche
particolari, come ad esempio le aree di montagna o le zone disagiate, è
ritenuto opportuno tenere aperto un punto nascita con un volume di attività
inferiore ai 500 parti, questo deve comunque garantire criteri di sicurezza ed
adeguati mezzi di trasporto in caso di necessità, come previsto dal DM
11/11/2015, che attribuisce al Comitato Percorso Nascita nazionale (CPNn) di
esprimere una valutazione “consultiva” su richieste di deroga avanzate da
Regioni e Province Autonome.

“Il caso di Termoli – concludono le Associazioni – ripropone all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica una questione di grande attualità che bisogna affrontare con decisione, nell’interesse della salute della diade madre-neonato. Ribadendo la contrarietà delle nostre Società alla decisione del TAR chiediamo al Ministro Grillo, particolarmente sensibile al tema della sicurezza, di convocare un tavolo tecnico, per concordare una strategia condivisa e le modalità di prosecuzione dell’attuazione dell’Accordo Stato-Regioni. Allo stesso tempo ci appelliamo al senso di responsabilità di sindaci e politici che operano nelle istituzioni locali, nel comune interesse di tutelare la salute delle mamme e dei bambini”.

:

CARENZA DI MEDICI, CHIUDE IL PUNTO NASCITE DELL’OSPEDALE DI TERMOLI

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