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Quella linea che passa tra la gioia di una nascita e il dolore di una perdita

Nel 2009 abbiamo iniziato a lavorare nell’interno del DHQ di Timurgara, dove ci occupiamo in particolare dell’attività di pronto soccorso e del trasferimento dei pazienti critici presso altri ospedali, sala operatoria, sterilizzazione, banca del sangue, lavanderia, gestione dei rifiuti, maternità e cure neonatali, salute mentale e promozione alla salute.

Sono un’infermiera e parte del mio lavoro in missione consiste nel supervisionare le attività dell’intero team di infermieri del pronto soccorso, che nel 2018 ha chiuso l’anno con 135.000 accessi.

La prima cosa che ti colpisce in un pronto soccorso così grande è la quantità di persone che vedi ogni giorno: dallo staff (medici, infermieri, addetti alle pulizie…) ai pazienti. E ogni giorno ci sono sfide diverse da affrontare.

Qualche volta ci si trova a decidere di trasferire un paziente critico ad un altro ospedale, facendogli affrontare 4 ore di ambulanza, sperando che lungo il tragitto non ci siano imprevisti. E poi aspetti, aspetti fino a quando l’infermiere che lo ha accompagnato ti chiama dicendoti “siamo arrivati, è andato tutto bene”. Qualche volta non succede.

Ogni giorno vengono accolti decine di bambini, nati a casa, e poi portati in ospedale per fare un “controllo”. Molte volte però, da questo controllo emergono problemi di salute e, spesso, sono legati al mancato rispetto delle norme igieniche durante il parto.

Mi ricordo di un neonato, avrà avuto una settimana di vita, ce lo portarono perché faceva dei movimenti strani, aveva delle contrazioni. Aveva il tetano. Probabilmente lo aveva contratto perchè, dopo il parto, il cordone ombelicale era stato tagliato con uno strumento non sterile e in un ambiente non igienico.

Abbiamo iniziato il trattamento in pronto soccorso e poi il neonato è stato trasferito in un’altra struttura. In quel momento mi ricordo di aver pensato quanto può essere facile oltrepassare quella linea che passa tra la gioia di una nascita e il dolore di una perdita.

Con situazioni come queste, in Pakistan, ci si confronta ogni giorno. Ma oltre al dolore, c’è anche la gioia. La gioia di vedere un sorriso sul volto di un paziente che hai curato, o i volti delle donne, di donne bellissime che, senza dire una parola, ti stanno già ringraziando.

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