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Tutti a casa col bebè: da Zuckerberg al principe William, ecco i papà famosi in congedo

Ministri e imprenditori, sindacalisti e principi. Tutti momentamente e felicemente a casa tra pappe e pannolini per stare con i figli. Lo chef Matteo Metullio è solo l’ultimo e più radicale esempio della nuova generazione di padri che vogliono esserci nella quotidianità dei loro piccoli, uomini che aiutano le mogli in carriera, dividendosi i compiti.

L’onda lunga dei new dad, partita dai paesi del Nord, è arrivata anche da noi, anche se a piccoli passi, per brevi periodi. Tentativi, prove di nuova paternità che ha visto negli ultimi 8 anni 240mila neobabbi prendersi tempo per stare con i bambini, e le richieste di congedo maschile volare così dall’7 al 15 per cento.Il tutto dopo che qualche anno fa il 15 per cento dei padri italiani raccontava di non chiedere il congedo per paura di essere malvisto su luogo di lavoro (indagine Infojobs.it).
 
È partita dunque dai paesi del Nord la generazione dei nuovi padri, di chi vuole combattere la divisione netta dei ruoli, che resiste anche perché spesso sono i maschi ad avere lo stipendio più alto. Nel 1995 il premier della Finlandia Paavo Lipponen usufruì di sette giorni di congedo parentale, sui 158 previsti dalla legge nazionale, ancora oggi innovativa  rispetto a mezzo mondo. Qualche anno dopo lo segue anche il sindaco di Tokyo, con un gesto quasi rivoluzionario nel Paese del Sol levante: prende infatti 15 giorni per occuparsi del neonato.
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Nel 2007 l’ex segretario generale della Cgil Sergio Cofferati, all’epoca sindaco di Bologna: diventa nuovamente padre a sessant’anni: l’anno successivo, per stare accanto al figlio e alla moglie, rinuncia a ricandidarsi e si riunisce a Genova con la famiglia. Nel 2010 il premier inglese David Cameron resta a casa due settimane con l’ultimo nat, o rinunciando a politica e summit internazionali.

Nel 2012 in Germania il cinquantaduenne leader dei socialdemocratici tedeschi Sigmar Gabriel, alla nascita della figlia decide di prendersi tre mesi di vacanza per starle accanto e per aiutare la sua compagnia dentista, “che vuole continuare a portare avanti lo studio medico. Poi la piccola andrà all’asilo”.
 
Gli anni passano e nel 2015 è William, futuro re di Inghilterra papà per la seconda volta, a decidere di stare accanto alla moglie Kate e alla neonata Charlotte per tre settimane. Niente lavoro come pilota su elicotteri ambulanza, ma senza stipendio.
  
Lo stesso anno Mark Zuckenberg, inventore di Facebook, icona e imprenditore della new technology, riesce finalmente ad avere una figlia con la moglie Priscilla dopo molti dolorosi tentativi. La reazione è immediata, annuncia di volersi prendere due mesi di paternità per stare con la bambina tanto desiderata. Una scelta personale e anche politica, per sollevare la questione del poco tempo concesso in America e nel mondo ai genitori che vogliono dedicarsi ai figli e per sottolineare la scarsa collaborazione che il mondo maschile nei confronti delle mamme. Un’idea personae applicata in azienda visto che Facebook già all’epoca offre ai dipendenti fino a quattro mesi di maternità o paternità pagati.
 
Sulla scia dei social o in contemporanea, altre aziende scelgono di facilitare la relazione padri e figli. Richard Branson, patron della Virgin, introduce il congedo parentale di un anno, a stipendio pieno perché “so quanto sia meraviglioso il primo anno di vita di un figlio”. Larry Page di Google allunga a 3 mesi il periodo in cui i neo padri possono stare a casa mentre Danuel Ek di Spotify, colosso dello streaming musicale, concede fino a sei mesi di stipendio pieno da usare fino al terzo anno di età del bambino.


 

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