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VIDEO | Michela Ponzani, le donne raccontano un’altra storia

ROMA – Si chiamava Annia Regilla e nel 160 d.C. venne uccisa all’ottavo mese di gravidanza dal marito Erode Attico. Stessa sorte tocco’ a Ponzia Postumia nel 58 d.c., uccisa dall’amante quando decise di lasciarlo. Uomini carnefici, uomini sempre graziati. Sono solo due nomi che in uno dei suoi articoli sul femminicidio nella storia ha ricordato Michela Ponzani, storica, ricercatrice e autrice di programmi televisivi che, intervistata dall’agenzia Dire, ha accettato la sfida dello sguardo contemporaneo sul passato, senza risparmiare nessuno, nemmeno un signore di nome Aristotele.

LA STORIA E’ DEI MASCHI 

“Le donne sono sempre state oggetto della violenza degli uomini e quella cultura dal passato è rimasta fino a noi”. E’ l’osservazione da cui parte la conversazione con la storica che si concentra in modo particolare sul mondo greco-romano, ma che ricorda quanto la conoscenza del passato sia preziosa “per dare profondità ai fenomeni che viviamo nel presente e farci comprendere i retaggi che portiamo nelle nostre vite”.

La storia, come tutti gli ambiti, è la storia degli uomini. Come si sente una storica in questo mondo al maschile?

“E’ molto difficile affermarsi- spiega Michela Ponzani– come in altri ambiti professionali e scientifici, nonostante le donne siano piu’ brave e preparate. La difficoltà è accedere ai ruoli di potere”. Nel caso specifico della storia “lo sguardo delle donne sui fenomeni è capace di dare letture piu’ complesse rispetto all’ottica maschile”.

E, non a caso, gli studi di Michela Ponzani hanno sempre avuto al centro questa visione di genere. “Mi sono sempre occupata di conflitti armati e del ruolo delle donne. Un tempo si raccontavano solo attraverso date di battaglie o trattati di pace, ma mancava la profondità verso i soggetti sociali coinvolti nei conflitti. Gli studi di genere nella storiografia hanno dato modo di approfondire queste problematiche che erano rimaste ai margini”. Si sente benissimo Michela Ponzani nei panni della “reporter a caccia di fatti passati, di prove, di fili da riannodare”. “E’ proprio questo- dice- il mio mestiere”.

I GIOVANI NON LA CONOSCONO 

2 giugno, 25 aprile. Da sondaggi giornalistici realizzati in occasione di alcune ricorrenze, sembra che i ragazzi non conoscano la storia. Come stanno le cose?

“Siamo messi abbastanza male- dichiara Michela Ponzani– soprattutto pensando agli eventi fondativi della nostra storia repubblicana”. “La scuola forse funziona poco e gli insegnanti sono sempre piu’ svalutati e, magari, non hanno la possibilità di insegnare la storia in maniera adeguata”. A questo bisogna aggiungere una riflessione “sulla crisi dei valori fondativi della nostra democrazia” e Ponzani va dritta alla polemica di questi giorni sugli ultimi fatti di cronaca al Salone del Libro di Torino: “tutti gli italiani dovrebbero sentirsi antifascisti”.

C’è “un rapporto irrisolto con il processo fondativo della nostra democrazia che riguarda anche le nostre classi dirigenti”. Non c’è tanto un pericolo di ritorno al fascismo che “così come l’abbiamo conosciuto non puo’ tornare, ma è in crisi il valore della partecipazione democratica”. E a proposito di fondazione della nostra Repubblica non si puo’ non pensare “al contributo fondamentale delle donne nell’Assemblea costituente che fu decisivo proprio nella battaglia per i diritti. Una tra tutti- ricorda la storica- Lina Merlin. Donne che hanno combattuto per diritti che sono di tutti”. 

IL ‘PROCESSETTO’ AD ARISTOTELE 

Alle origini di questo pensiero sull’imperfezione femminile c’è un padre fondatore: il filosofo Aristotele con il suo ‘De generatione animalium’. “Possiamo fare un processo ad Aristotele come donne contemporanee, valutando il fatto- questo dice l’occhio vigile della storica- che fosse un uomo del suo tempo”. La violenza nasce da questo postulato conoscitivo ed e’ proprio la conoscenza del passato a spiegarci tante cose, “così come per i romani la sessualità era virilita’ ed espressione del maschio dominatore”.

LA MATERNITA’ E’ UN DIRITTO

Con un lungo post su facebook Michela Ponzani ha raccontato la sua maternità e la tragedia di un figlio morto durante il parto a giugno 2018. Ha spiegato tutte le difficoltà di una gravidanza a rischio, la fatica di mantenere un lavoro e una posizione, l’insensibilità dei pettegolezzi.

“Tutti richiamano la maternità, tutti ne parlano di continuo” dice Michela, ma la nostra “è una società che non ha rispetto della maternità e che non sa parlare della morte, nè del fallimento. Gli antichi invece sapevano farlo”. Una confessione dolorosa e a cuore aperto che Michela Ponzani ha scelto per ricordare alle donne che “essere madri è un diritto” e “devono tornare a rivendicarlo”.

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