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«Zitta tu, senza il velo» Tutti gli integralisti della porta accanto

Alberto Giannoni

«Con te non parlo perché non porti il velo e vivi nel peccato». Questa frase, indirizzata a una 34enne italiana ha scatenato la rissa che sabato sera è finita a coltellate, feriti e arresti in via Crespi, zona viale Monza. Agli occhi del custode egiziano che l’ha apostrofata in questo modo, la giovane donna sarebbe una «peccatrice», e quindi non avrebbe diritto di parola. In quattro sono rimasti feriti e poi sono stati arrestati dai Carabinieri. E tutto è partito da quella frase, da quella accusa: non porti il velo e sei nel peccato. Eppure non è un caso: una visione allucinata come questa, una delirante visione oscurantista pseudoreligiosa si sta diffondendo, insieme all’arrivo di elementi integralisti che evidentemente qui trovano un terreno fertile.

Come l’egiziano di viale Monza sono in tanti – purtroppo – a pensare che la donna debba essere sottomessa, e che se non accetta di esserlo meriti il biasimo, se non l’umiliazione o addirittura l’aggressione. Molti precedenti recenti dicono questo. E non occorre andare molto indietro nel tempo per trovarli. Il 17 agosto un 23enne marocchino ha aggredito medici e paramedici che sono arrivati in via Pichi per soccorrere la moglie, che aveva avuto un malore per strada. Il marito, incredibilmente, non ha voluto farla salire sull’ambulanza, perché il personale sanitario era composto da uomini, come può accadere ovviamente. Quando i paramedici hanno insistito, il marocchino li ha aggrediti. Poi se l’è presa con i poliziotti, che alla fine lo hanno arrestato con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.

Caso molto simile, il 6 settembre, a Saronno, dove un uomo non solo contestava la diagnosi «fatta da una donna», ma non ammetteva neanche che lei potesse parlargli da pari a pari: «Sei una donna, abbassa lo sguardo quando parli con me» le ha intimato. Qualche giorno prima, a Lentate sul Seveso, una vigilessa era stata apostrofata verbalmente da un pachistano di 40anni, che era stato fermato per un controllo dalla Polizia locale proprio mentre si recava alla «festa del sacrificio». «Sei una donna e non puoi darmi ordini» ha detto alla vigilessa. Un altro marocchino – notizia del 13 settembre – è stato arrestato per tentato omicidio: a giugno aveva accoltellato un connazionale di 32anni, riducendolo in fin di vita perché questo, dopo averlo sorpreso in uno scantinato di via dei Cinquecento in atteggiamenti intimi con la fidanzata, lo aveva rimproverato per il fatto che durante il Ramadan non si possono consumare rapporti sessuali. In questo caso ha avuto la peggio l’integralista, ma il minimo comune denominatore di questi casi è il «movente»: l’incapacità – tipica dei fanatici – di vedere nella donna e nell’uomo degli individui meritevoli di rispetto in quanto tali, l’ossessione di classificarli solo come osservanti o peccatori.

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